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Patrimoniale mon amour: l’impegno di Draghi con l’Ue per una nuova tassa

Ufficialmente nessuno ne parla. Anzi la parola, per non urtare la sensibilità degli italiani già imbufaliti per le restrizioni a oltranza imposte dal governo, è caldamente sconsigliata, neanche fosse un termine volgare. Eppure di “patrimoniale” si è discusso e si continua a discutere ancora, come testimoniato dall’insistenza del premier Mario Draghi, in occasione del social summit dell’Unione Europea che si è svolto a Porto, sull’importanza di lottare contro le disuguaglianze. Parole alle quali dovranno seguire presto impegni concreti, che potrebbero essere anche già stati presi.

Patrimoniale mon amour: l'impegno di Draghi con l'Ue per una nuova tassa

Sul fatto che la crisi economica abbia acuito le disuguaglianze all’interno della popolazione europea, d’altronde, tutti i leader sono d’accordo. Le divergenze iniziano semmai sugli strumenti da adottare per contrastare questo fenomeno. Con l’Italia che sembra sempre più convinta della bontà di una patrimoniale per mettere freno a un trend che ha portato il 3% della popolazione, quella più abbiente dello Stivale, a detenere circa il 34% della ricchezza nazionale.

Un’imposta nazionale straordinaria sulla ricchezza sarebbe così stratagemma utile anche a ridare ossigeno alle non troppo ricche casse dello Stato. E permetterebbe, dettaglio non da poco considerando che a Palazzo Chigi si è insediato un totem dell’Unione Europea, di andare incontro alle richieste che arrivano da tempo da Bruxelles e fare bella figura dopo la presentazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza: come dire, vi abbiamo promesso che seguiremo le vostre indicazioni ed ecco la prova della nostra fedeltà. Con tanto di impegno forse addirittura già strappato: secondo la testata Domani, infatti, Draghi avrebbe già manifestato la propria volontà di introdurre una patrimoniale ai vertici Ue.

Un passaggio che rischia di trasformarsi in una mazzata per gli italiani. Perché se è vero che teoricamente non ci sarebbe niente di male nel chiedere alla popolazione più ricca di contribuire maggiormente da un punto di vista fiscale, vista la difficoltà delle altre fasce, c’è la concreta possibilità che la patrimoniale finisca per abbattersi su portafogli sì un tempo gonfi, ma ora svuotati dall’emergenza Covid. Difficile non mettere nel mirino anche titolare di imprese che un tempo avevano fatturati d’oro e che nei prossimi anni andranno incontro a un inevitabile calo. Ma d’altronde se a chiederlo è l’Ue, l’Italia di Draghi non può certo disubbidire.

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