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“Non si è uccisa”. Liliana Resinovich, le accuse del fratello. “C’è pregiudizio nelle indagini”

Pubblicato il 22/02/2024 13:18

E’ un caso che risale al 2021, ma continua a far discutere. La tragica scomparsa di Liliana Resinovich, avvenuta a Trieste il 14 dicembre del 2021, può essere annoverato fra i misteri della cronaca giudiziaria italiana dei tempi più recenti. “Sono due anni che svolgiamo indagini sulla morte di Liliana”, ha affermato una fonte investigativa in un’intervista su Fanpage. Parole che testimoniano la volontà di venire a capo di un’enigma che, probabilmente con troppa fretta, gli inquirenti avevano registrato come un suicidio. La famiglia non ci sta e continua a cercare risposte. Lo testimonia una lettera indirizzata dal fratello della vittima, Sergio, al Questore di Trieste. L’uomo mette sotto accusa le indagini viziate, secondo lui, da un “evidente pregiudizio”. (continua dopo la foto)

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La richiesta della famiglia, quindi, è quella di non partire prevenuti e di indagare a 360 gradi. Sergio Resinovich chiede “di interrompere questo evidente pregiudizio nella ricerca della verità e di indolenza nello svolgimento delle indagini… che sembra siano state effettuate solo al fine di difendere un risultato già ottenuto e non per raggiungere il reale accertamento dei fatti”. Il corpo di Liliana venne ritrovato il 5 gennaio del 2022. Si parla di errori procedurali che sarebbero stati commessi dagli inquirenti durante i primi rilievi. Errori, come il mancato rilevamento della temperatura del corpo, che avrebbero complicato la ricerca della verità. Anche per questo sono particolarmente attesi i riscontri della seconda autopsia, per chiarire la presenza di segni sul viso e per determinare se il corpo sia stato occultato prima del ritrovamento. (continua dopo la foto)

Il marito di Liliana, Sergio Visentin, è stato nuovamente ospite a Chi l’Ha Visto per parlare, soprattutto, della presunta relazione della moglie con il comune amico Claudio Sterpin. “Claudio”, ha detto l’uomo, “si è inventato una reazione con mia moglie. Io non metto in dubbio che dentro di lui ci sia stata questa idea di Liliana”. Visentin, in ogni caso, mostra di non credere alla versione dell’amico. Che da subito si era espresso a favore dell’ipotesi di un omicidio. “Lei mi diceva che da un po’ c’era qualcuno che la assillava”, aggiunge il marito della vittima. “Ho risposto a una chiamata sul telefono di Liliana ma dall’altra parte non ha risposto nessuno. Ho sentito solo ansimare. Per questo ho bloccato il numero”. Una vicenda complessa e piena di domande, dubbi ed errori che ora, forse, i risultati della nuova autopsia eseguita sul cadavere riesumato potranno almeno in parte risolvere.

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