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Nelle casse (sempre più gonfie) di Big Pharma: il business del vaccino vale già 60 miliardi

Ritardi, incomprensioni, dati sulle sperimentazioni secretati e resi noti piano piano, senza fretta. E contratti blindati con i governi dei vari Paesi che, nella disperazione generale di una crisi sanitaria ed economica drammatica, si sono lanciati in una corsa sfrenata per mettere sul piatto quanti più soldi possibile, in modo da assicurarsi dosi preziose. Ma quanto vale, davvero, oggi il giro d’affati delle cure anti-Covid? Tanto, tantissimo secondo le stime diffuse da Crédit Suisse. Addirittura 60 miliardi di euro già finiti in tasca ai colossi del settore farmaceutico a fronte di poco più di 4 miliardi di vaccinazioni, per 2 miliardi di persone.

Nelle casse (sempre più gonfie) di Big Pharma: il business del vaccino vale già 60 miliardi

Si tratta, numeri alla mano, di cifre tre volte superiori al valore di un normale vaccino. E la cifra potrebbe, in realtà, essere anche di parecchio più alta, visto che i contratti firmati con i governi restano segreti e che il calcolo è basato su un prezzo medio effettivo per dose stabilito in base alla legge della domanda e dell’offerta: fra i 15 e i 25 euro, una ventina in media. “Ci sono Paesi disposti a pagare di più – è l’analisi di Lorenzo Biasio di Crédit Suisse alle pagine del Corriere della Sera – Il prezzo oggi lo fa la domanda perché manca la capacità produttiva. Ci aspettiamo un calo di prezzo già nel 2022”.

Nelle casse (sempre più gonfie) di Big Pharma: il business del vaccino vale già 60 miliardi

Secondo le stime, l’Unione Europea ha speso già per il vaccino circa 11 miliardi di euro, in modo da assicurarsi 2,3 miliardi di dosi. All’Italia ne spettano 202,5 milioni, per una spesa minima intorno al miliardo e mezzo. Si tratta di un conto triplo rispetto alla spesa tradizionale del nostro Paese per i vaccini, e particolarmente opaco, nonostante i tanti appelli alla trasparenza lanciati anche dal mondo della scienza in queste settimane. Non si sa, per esempio, né quando né come avverrano i pagamenti da parte dell’Ue o degli Stati Uniti nei confronti delle aziende farmaceutiche.

Nelle casse (sempre più gonfie) di Big Pharma: il business del vaccino vale già 60 miliardi

Nel frattempo, i titoli in Borsa di diverse società sono schizzati alle stelle. Un business rischioso, secondo gli analisti. Ma molto redditizio nel breve periodo e che vede in prima fila otto società: Pfizer, Moderna, Johnson & Johnson-Jassen (americane), Astra Zeneca, Gsk (britanniche), CureVac (tedesca), Sinopharm (cinese) e Rdif (russa). Pfizer, la prima a lanciarsi in annunci trionfali, è stata anche la prima ad affrontare le polemiche per i ritardi. Visti i tempi necessari per la produzione del farmaco, qualche rallentamento era ampiamente prevedibile. Al momento di firmare, però, nessuno si è posto il problema.

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