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Nel pantheon della sinistra chic, ci mancava la figurina dell’eco-ansiosa 

Pubblicato il 30/07/2023 16:16 - Aggiornato il 31/07/2023 11:31

Non è un attacco alla mischina che, piangente, si dichiara eco-ansiosa, ma davvero non se ne può più di questa paccottiglia retorica dove le figurine diventano sostanza. Di sostanza però non c’è nulla, c’è solo un grande copione, una sola grande scaletta per autori televisivi che l’altro giorno hanno gioito per l’ennesimo ospite nuovo da esibire nella rappresentazione convenzionale. Poi prenderanno il cattivo di turno, dipinto come negazionista, e ci vediamo il giorno dopo per verificare se c’è stato ascolto e se nella curva dello share hanno funzionato.

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Lo schema è lo stesso. Lo stesso che ha prodotto Elli Schlein segretario moderno a botte di primarie ma corpo estraneo rispetto al partito. Così come era lo schema di Zaki, il buono che non prende l’aereo di Stato per non sprecare soldi pubblici (come se tutto il lavoro di intelligence e di diplomazia fosse gratuito, ed è persino stupido mettersi qui a fare una mediocre contabilità). Era quello delle Sardine, il miracolo che si compie magicamente a Bologna e da lì “spintaneamente” si allarga in tutta Italia in una versione aggiornata dei Girotondi di morettiana memoria. Ed era quello di Soumahoro, il bracciante buono che si batteva per i migranti sfruttati e abbandonati dagli altri sindacati, l’uomo che L’Espresso di Marco Damilano (oggi conduttore di una striscia su Raitre) metteva in copertina contro Salvini, il quale evidentemente doveva interpretare la parte del disumano. Peccato poi che le cose si sono ingarbugliate e dei buoni samaritani s’è persa traccia. 

La sinistra e il suo inner circle non producono tesi politiche, ma umori, sensazioni, statuine del presepe. E’ un grande produttore di format politici: i segretari passano ma il format resta. E oggi ha trovato un nuovo personaggio: Giorgia la eco-ansiosa che piange e fa piangere un ministro che, da nonno, replica il pianto e fa pari e patta. Tutti sono in buona fede e contestualmente protagonisti fuori fuoco. Le risposte della Giorgia umana (ah, se avessero ancora una copertina dell’Espresso libera…) sono imbarazzanti, immature e con una punta di presunzione. <Anche lui (il ministro ndr) ha provato paura, forse perché per la prima volta ha pensato alla questione climatica immaginando le conseguenze sulla sua famiglia». E che ne sa lei?
«Al punto in cui siamo, occorrono fatti immediati – risponde a Repubblica, che passa dai Lanzichenecchi ai giovani di Giffuni, magari dopo uno spritz con la Generazione Barbie – I fatti sì che possono essere giudicati. E invece la politica continua a rimandare, si dà obiettivi per il 2030 e il 2050. Ma io nel 2050 avrò 53 anni: mi si può promettere oggi qualcosa che vedrò, forse, solo allora?». L’eco-ansiosa vuole un rimedio immediato per stare bene nella sua illusione, vuole una pillola o un vaccino. O  il diritto di cambiare sesso nella liquidità di genere. Lei è parte di una generazione che vive nella bolla, che non vuole vedere quelle immagini perché disturbano la sua vita perfetta di disoccupata ma con la prospettiva di avere un lavoro nella gig economy o come influencer: i robot e l’intelligenza artificiale non la mandano in ansia forse perché non ha rate soffocanti. 
«Le notizie di eventi estremi mi causano attacchi di panico. Prima di fare un acquisto ci penso decine di volte, per valutare l’impatto che avrà quel mio gesto sull’ambiente>. Brava Giorgia! La acclamano tutti coloro che però comprano su Amazon, noncuranti degli imballaggi e della catena legata alle consegne! <Le api, sensibilissime all’inquinamento, non ce la fanno più a volare, e se io ne vedo una a terra mi sento oppressa dall’angoscia». 

Giorgia, da buona ragazza modernamente social, forse non ha mai sentito parlare i nonni contadini, non ha mai visitato una fattoria perché lei pensa che tutte le cascine maltrattino gli animali. E soprattutto non sa che l’Italia è un meraviglioso Paese boschivo, del quale ella non è in grado di riconoscere un faggio da un abete, un pino da un castagno. A differenza dei suoi nonni, contadini e artigiani, che sono usciti dalla guerra, hanno tirato su il Paese e se soffrivano d’ansia l’hanno affrontata senza andare su Google per trovare un rimedio.