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Mose, una presa in giro infinita: prima del 2023 non potrà essere attivato

Aspettare il Mose rischia di diventare operazione più futile e avvilente di chi, nella celebre pièce teatrale, si trovava ad addentare l’arrivo di Godot. Con la rabbia che, invece, si fa largo rapida, immediata, di fronte a quelle promesse che non saranno mantenute e che annunciavano trionfanti, solo pochi mesi fa, il completamento dei lavori entro il 2021. E invece per Venezia, allagata e abbandonata a sé stessa, ecco arrivare l’ennesima brutta notizia, la consapevolezza di dover rimanere ancora a lungo nuda, senza protezioni.

Mose, una presa in giro infinita: prima del 2023 non potrà essere attivato

L’annuncio del rinvio della data del completamento dell’opera è stato dato tra le righe da Elisabetta Spitz, la super commissaria del Consorzio Venezia Nuova, che nel corso del convegno “Acque alte a Venezia: la soluzione Mose” ha spiegato:”Sarà pronto il 31 dicembre del 2021, ma poi servirà un anno di avviamento”. Di conseguenza, prima del 2023 i veneziani possono anche togliersi dalla testa l’idea di avere un Mose attivo e funzionante per scongiurare il rischio di nuovi allagamenti della città con il salire della marea. Un rinvio che suona come una presa in giro per i cittadini, ai quali erano state date ben altre rassicurazioni subito dopo l’ultima emergenza del novembre 2019.

Mose, una presa in giro infinita: prima del 2023 non potrà essere attivato

La Spitz ha poi rinnovato la promessa che entro giugno il Mose sarà pronto per le “prove di emergenza”, sollevare cioè per la prima volta tutte e quattro le barriere insieme, e ha fissato in 100 milioni di euro annui il nuovo tetto che non si vorrebbe superare per quanto riguarda i costi di manutenzione. Poi ha cercato di stemperare le polemiche relative ai fondi, che secondo alcune indiscrezioni sarebbero stati praticamente già prosciugati, sostenendo che i soldi in questo momento non sarebbero un problema.

Mose, una presa in giro infinita: prima del 2023 non potrà essere attivato

Restano, al momento ancora in attesa di chiarimento, le voci che parlano di una possibile privatizzazione per ottenere dalle banche i liquidi necessari, con parti della laguna usate come garanzia e che finirebbero in mano a privati qualora il finanziamento non fosse onorato. Un’ipotesi tratteggiata dalla stampa ma al momento ancora senza conferme né smentite. Le certezze, invece, riguardano i tempi lunghi, lunghissimi che i veneziani dovranno attendere prima di sentirsi finalmente sicuri. Nel frattempo, non resta tristemente che affidarsi alle care, vecchie preghiere e sperare che la marea non giochi altri scherzi.

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