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“Morti causate da Green pass”. Parte il primo processo. Giordano: “Non sia un caso isolato”

Pubblicato il 22/11/2022 21:07

Dalle pagine de La Verità, Mario Giordano ha voluto condividere il suo sfogo in merito ad un episodio a dir poco nefasto della storia italiana. Si tratta di una morte causata dall’odiato e odioso Green Pass, risalente ad un anno fa. Per esattezza era la sera del 27 novembre 2021 quando Salvatore è stato buttato giù da un treno e lasciato da solo in mezzo ai binari perché privo del Green Pass. Salvatore aveva 80 anni. Era malato e confuso. I medici riferiscono che aveva un deficit cognitivo piuttosto importante ed era incapace di badare a sé stesso. Per di più camminava con due stampelle, ma ciò non è bastato per solleticare la pietà degli “integerrimi” funzionari che su tutto il territorio italiano hanno eseguito gli ordini di un governo fuori controllo.
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Quando Salvatore ha cominciato a camminare sulle rotaie non sapeva orientarsi. È morto poco dopo essere stato buttato giù dal vagone, travolto da un treno merci. “Del resto, si sa, la sua vita non valeva nulla. Il motivo? Ovvio: non aveva il Green Pass“, scrive sarcasticamente Giordano su La Verità. Ebbene, a distanza di un anno da questo orrendo episodio a Genova si è aperto il processo contro il controllore di Trenitalia che prese quella decisione. Si chiama Domenico Tripodi, 61 anni e rischia l’imputazione per abbandono d’incapace aggravato dalla sopravvenuta morte. “E sicuramente una persona che abbandona un ottantenne malato in mezzo ai binari, senza sentire il bisogno di avvertire i servizi sanitari o almeno la polizia ferroviaria, non è quella che vorresti incontrare sul treno di notte”, aggiunge il conduttore di Fuori dal Coro.
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Salvatore “Totò” Di Gangi

Lo sfogo del direttore non si limita però al caso specifico del controllore, bensì al più ampio e spinoso tema degli abusi voluti ed autorizzati dallo Stato in tempo di pandemia verso chi aveva liberamente deciso di non sottoporsi alla sperimentazione farmaceutica del vaccino anti-Covid. “Non permetteremo di isolare quest’infame gesto dall’infamia assai più estesa del green pass. Non permetteremo che la follia vissuta quella notte a Genova rimanga separata dalla follia vissuta per oltre due anni in tutta Italia. Non permetteremo che quell’evidente assurdità individuale resti scollegata dall’assurdità ben più generale e collettiva che ci è stata imposta. A processo, in quell’aula ligure, non ci deve andare solo il controllore Tripodi. Ma tutti coloro che hanno armato la sua disumanità“, aggiunge Giordano.
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Chiudendo il suo ragionamento, il noto giornalista ben conosciuto per le sue posizioni spesso contro corrente, ha voluto sottolineare l’analogia tra il singolo caso ed il modus operandi attuato su ben più larga scala da chi l’infame tessera verde l’ha voluta e l’ha imposta. Secondo Giordano, infatti, il controllore di Genova si sarebbe comportato esattamente come i controllori del Paese: “Ha buttato giù Salvatore dal treno perché l’avevano convinto che così facendo avrebbe salvato vite umane. Invece l’unica cosa certa è che una vita umana l’ha distrutta”. Poi aggiunge: “E non importa che Salvatore fosse un boss, un capofamiglia mafioso, appena uscito dal carcere di Asti e in viaggio per tornare a
Agrigento. Poteva essere qualsiasi persona. Qualsiasi anziano. Qualsiasi malato. Il suo corpo abbandonato in galleria poteva essere quello di ciascuno di noi o dei nostri cari. E proprio per questo torna a interrogarci, mentre i potenti della terra, riuniti a Bali, decidono di legarsi al Green Pass a vita: ma quanto sono stati disumani coloro che proclamavano di voler salvare l’umanità? E prima o poi pagheranno per ciò? O l’unico processo che si farà sarà quello a un controllore di Genova?“. Una domanda che sicuramente si porranno in tanti, specialmente fra chi ci legge.

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