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“Mi hanno chiesto di dire che Omicron è pericolosa”: la denuncia della scienziata che ha scoperto la variante

Pubblicato il 16/02/2022 11:24

Ha scoperto per prima la cosiddetta variante Omicron, la nuova forma del virus Covid-19 diffusa in tutto il mondo. Ma al momento di comunicare al mondo i risultati dei suoi studi, si è trovata a fare i conti con “forti pressioni” affinché sottolineasse la pericolosità del patogeno, evitando invece di ammettere il minor rischio di ospedalizzazione in caso di contatto con la malattia. Accuse forti, quelle lanciate dalla scienzata sudafricana Angelique Coetzee alle pagine del Daily Telegraph, che confermano quanto già sostenuto in passato da altri esperti: l’interesse di qualcuno affinché le dimensioni della pandemia fossero gonfiate.

La notizia è stata riportata sul sito di Nicola Porro che ha ricordato come già in passato Coetzze aveva detto: “La studio da un mese, dà sintomi lievi”. Quasi nessuno, però, le aveva dato retta e il direttore generale dell’Oms arrivò a dire che “lo tsunami di casi” era tale da non poter “essere classificata come lieve”.

“Se il Sudafrica era a conoscenza della minore pericolosità della mutazione, perché chiudere tutto? Non è che l’obiettivo era proprio quello di mantenere alta la tensione al fine di poter stringere le maglie del controllo sociale?” si è chiesto Porro di fronte alle nuove rivelazioni. La scienziata sudafricana ha infatti spiegato: “Mi è stato chiesto di non dichiarare pubblicamente che si trattava di una malattia lieve. E di dire che eravamo di fronte a una malattia grave. Io ho rifiutato perché dal quadro clinico non vi erano indicazioni che si trattasse di una malattia molto grave”

Secondo Coetzze, “non sto dicendo che si ammalerà nessuno. Ma la definizione di malattia lieve da Covid-19 è chiara, ed è una definizione dell’Oms: i pazienti possono essere curati a casa e non hanno bisogno di ossigeno o di ricovero”. E così, alla fine, si è avrivati al grottesco risultato di una malattia “definita lieve in Sud Africa e molto grave in Europa. Era ciò che i politici Ue volevano sentire”.

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