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“Mediazioni illecite con Arcuri”: indagato e perquisito l’amico di Conte

Non c’è solo la vicenda della maxi commessa da 1,2 miliardi di euro per l’acquisto di mascherine a turbare i sonni di Domenico Arcuri, l’ex commissario dei commissari al quale il governo Conte ha continuato per mesi ad assegnare incarichi su incarichi nonostante una lunga lista di flop alle spalle. Un’inchiesta della Procura di Roma si è infatti concentrata su soggetti privati che, attraverso tre avvocati e un imprenditore, avrebbero avvicinato in maniera illecita figure di spicco della struttura commissariale di Arcuri, del ministero dello Sviluppo Economico e di Invitalia.

"Mediazioni illecite con Arcuri": indagato e perquisito l'amico di Conte

Contatti che, secondo la Procura, avrebbero avuto come oggetto dei finanziamenti e la vendita di alcune attrezzature mediche. Figura centrale dell’inchiesta, come rivelato da La Verità, un avvocato “amico ed ex collega di Giuseppe Conte”, Luca Di Donna, indagato per traffico di influenze illecite. Il legale, insieme al collega Gianluca Esposito e all’imprenditore Pierpaolo Abet, avrebbe dato vita a “un’associazione a delinquere finalizzata al compimento di delitti contro la pubblica amministrazione” sfruttando “le relazioni di ciascuno di loro con soggetti incardinati ai vertici delle istituzioni pubbliche”.

Dalle indagini sarebbe emerso, in particolare, come Di Donna ed Esposito avrebbero “raccomandato” dietro pagamento la società Adaltis per permetterle di ottenere commesse per la fornitura di test molecolari. Il tutto sfruttando “relazioni personali con pubblici ufficiali della struttura commissariale” tra i quali, secondo La Verità, lo stesso commissario Arcuri e il dottor Rinaldo Ventriglia, colonnello dei carabinieri in pensione e advisor logistico della struttura stessa. Nel giugno del 2020, la Adaltis aveva ottenuto l’affidamento di una fornitura per 100 mila test, per un importo complessivo di 800 mila euro.

Agli atti ci sarebbe anche un altro episodio di traffico di influenze illecite, che vede stavolta protagonista Esposito: l’avvocato avrebbe utilizzato le sue conoscenze all’interno di Invitalia e del Mise facendosi promettere una ricca consulenza (60 mila euro alla firma e 300 mila sotto forma di incarico progettuale per il fratello) per far ottenere un ricco finanziamento in favore del gruppo Barletta, per la ristrutturazione di un hotel a Maratea.

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