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“È già libero”. Scarcerato l’accoltellatore che ridusse in fin di vita la giovane Marta: cosa c’è dietro questo scandalo giudiziario

Pubblicato il 05/08/2022 08:52

Ricordate la storia di Marta, vittima di un feroce agguato che si consumò il 22 marzo del 2021 nella periferia di Mogliano Veneto? Lei è una giovane studentessa universitaria di 26 anni – viva per miracolo – dopo che il suo aggressore, un ragazzino di 15 anni, l’aveva inseguita mentre stava correndo riempiendola di coltellate. Lui è stato condannato per tentato omicidio a sei anni e otto mesi di carcere dal tribunale per i minorenni di Venezia, poi scesi a cinque anni in Appello. Una riduzione della pena che alla vittima e ai suoi familiari suonò come una beffa. Ma in fondo è poca cosa se si paragona a quanto è appena accaduto. Come riporta il Corriere, “a causa di un pasticcio giudiziario, qualche giorno fa il ragazzino è stato scarcerato e, appena tornato libero, è salito su un aereo e ha lasciato l’Italia”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Da quel che sappiamo si troverebbe a Londra con la madre” spiega al Corriere l’avvocato Alberto Barbaro, che in tutto questo tempo si è battuto al fianco di Marta per ottenere giustizia. Al magistrato che lo scorso anno gli chiedeva conto di tutta quella violenza, il perché dell’inseguire una giovane runner in aperta campagna e massacrarla a coltellate riducendola in fin di vita, lui rispose di aver scelto la vittima “a caso” e che “voleva rapinare una persona perché doveva prendere il fumo”, e cioè la marijuana che “da circa un anno e mezzo” consumava con gli amici al ritmo “anche di nove canne al giorno”. Per giorni non si parlò d’altro, i salotti televisivi scomodarono opinionisti ed esperti di criminalità giovanile. E ora l’ulteriore beffa. (Continua a leggere dopo la foto)

Stando a quanto è stato possibile ricostruire, pare che – in seguito ad alcuni episodi di tensione registrati nel carcere per i minorenni di Treviso – il giovane accoltellatore fosse stato trasferito in una struttura penitenziaria di Napoli. “Nel frattempo, nei mesi scorsi il suo legale aveva presentato ricorso in Cassazione nella speranza di vedersi annullare la condanna così da ottenere un ulteriore sconto di pena, o addirittura l’assoluzione visto che una perizia definisce il ragazzino affetto da una parziale infermità che gli impedisce di distinguere i comportamenti leciti da quelli illeciti. Il problema è che i tempi della Giustizia sono sempre piuttosto lunghi, e la legge parla chiaro: senza una condanna definitiva non si può tenere una persona in carcere per troppo tempo”. (Continua a leggere dopo la foto)

E così, visto che il 21 luglio scadevano i termini per la custodia cautelare in prigione del minorenne, il pubblico ministero ha chiesto (e ottenuto) che il giudice per i minorenni, pur scarcerandolo, ne disponesse il suo immediato trasferimento in comunità. “Ma perché abbia valore e sia eseguito, un ordine va comunicato in anticipo al suo destinatario. E qui sarebbe avvenuto il secondo inghippo: il provvedimento del tribunale per i minorenni non è mai stato notificato al ragazzino. Il motivo? Pare sia stata indicata erroneamente la data del 20 settembre come termine entro il quale comunicargli la decisione del passaggio dal carcere alla comunità, invece che del 20 luglio. Una svista, dunque, e se davvero le cose sono andate così non si sa bene di chi sia la colpa. Di certo c’è che il 21 luglio l’aggressore di Marta ha potuto lasciare la struttura detentiva dove stava scontando la condanna per tentato omicidio, e tornare a casa, nel Trevigiano”. (Continua a leggere dopo la foto)

Di lí a pochi giorni è arrivata la convocazione in caserma, dove i carabinieri avrebbero dovuto notificargli il provvedimento che ne disponeva l’inserimento in comunità. Incontro al quale il sedicenne non si è mai presentato. “Nel frattempo pare sia stata disposta un’intensificazione dei controlli da parte della polizia locale nei pressi dell’abitazione di Marta. Il timore, ovviamente, era che il minorenne potesse tentare di avvicinarla ma l’allerta è presto rientrata, quando si è scoperto che il ragazzino si troverebbe già a Londra con la madre, che nella capitale inglese lavora come cuoca”. Il gigantesco problema? È che è tutto legale. Un altro capolavoro targato Cartabia. Per fortuna anche lei, però, se ne sta andando a casa.

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