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L’Ue ci dice anche come parlare: arriva un nuovo “glossario inclusivo”

Pubblicato il 17/03/2021 11:42 - Aggiornato il 17/03/2021 11:43

Incapace di affrontare la pandemia, con il Recovery Fund che arriverà chissà quando e lascerà all’Italia soltanto poche briciole da gestire, l’Europa è stata capace di collezionare l’ennesima, pessima figura sul fronte vaccinazioni, con contratti firmati a tutto vantaggio dei colossi di Big Pharma e la totale incertezza sull’efficacia dei farmaci che ha portato, alla fine, allo stop arrivato per AstraZeneca. Nel frattempo, però, l’Ue si dà da fare, e parecchio, su un altro fronte, evidentemente prioritario: l’adozione di un nuovo linguaggio che sia “più inclusivo e rispettoso”.

L'Ue ci dice anche come parlare: arriva un nuovo "glossario inclusivo"

Il Parlamento Europeo si è infatti occupato in queste settimane del tema, a quanto pare parecchio importante in un momento di così grave crisi economica. E nello specifico, l’unità “Uguaglianza, inclusione e diversità”, facente capo alla Direzione generale per il personale, ha redatto il glossario del linguaggio “sensibile” per la comunicazione interna ed esterna, rivolto al personale dell’istituzione per “comunicare correttamente su questioni riguardanti la disabilità, le persone LGBTI+, la razza, l’etnia e la religione”.

L'Ue ci dice anche come parlare: arriva un nuovo "glossario inclusivo"

Un vocabolario che ora funzionari, assistenti, portavoce e politici dovranno adottare per rimanere al passo coi tempi, in nome del “politically correct”. Un’Ue che ci tiene a parlare bene, insomma, e pazienza se nel frattempo continua ad agire poco e male. Attenzione massima all’universo Lgbt, per esempio, con formule come “gay, omosessuali e lesbiche” sostituite da “persone gay, persone omosessuali, persone lesbiche”.

E ancora: l’espressione “matrimonio gay” andrà corretta in “matrimonio egualitario”, così come il “sesso biologico” che dovrà lasciare il passo a “sesso assegnato alla nascita”. Un linguaggio unico, definito “inclusivo”, al quale tutti dovranno adeguarsi, abbandonando definitivamente il “vecchio”. Un inquietante tentativo di controllo, innanzitutto linguistico, dei Paesi membri, dei quali sarà modificato il modo di esprimersi in via ufficiale. E che non sembra certo meritevole di tanta attenzione in un momento così delicato.

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