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Lucarelli-Pedretti, ai funerali durissime accuse del parroco. Cosa ha detto

Pubblicato il 22/01/2024 13:04 - Aggiornato il 22/01/2024 13:05

Si sono svolti stamattina a Lodi, in un clima di grande commozione, i funerali di Giovanna Pedretti. La ristoratrice finita nel tritacarne mediatico per l’accusa di Selvaggia Lucarelli e del suo compagno di avere falsificato una recensione sul Web. Giovanna non ha retto alla tempesta di insulti che si sono scatenati in Rete. E si è tolta la vita gettandosi nel fiume Lambro. Il caso ha sollevato scalpore e proteste, mettendo sotto la lente di ingrandimento l’abitudine di certi personaggi pubblici di imbastire processi online. “Non è il clamore mediatico che ci riunisce qui”, ha detto il parroco, Don Enzo Raimondi, durante la sua omelia. “Ma l’amicizia con Giovanna e la vicinanza ai familiari. Siamo qui per lei”. Ma Don Enzo non si è limitato a questo. Con parole chiare e nette, ha lanciato un’accusa circostanziata al mondo dei media e a certi suoi protagonisti. (continua dopo la foto)

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Nella vicenda di Giovanna Pedretti, ha detto il parroco di Lodi, “c’è il giudizio sommario, senza appello, senza misericordia, di chi parla senza sapere, senza conoscere. Il rincorrersi senza filtro dei sospetti, pesanti come macigni. Costruiti per soddisfare i pruriti di gente ormai frustrata, al punto di bramare la narrazione delle disgrazie altrui. Dove il teorema da dimostrare, il dubbio da alimentare è che anche dove c’è del bene si nasconde, alla fine, un interesse. Un tornaconto. Facendo così diventare le ombre tenebra”. Davanti a una folla affranta e silenziosa, le parole di Don Raimondi hanno squarciato un velo su un mondo fatto di apparenze e di malignità. E il riferimento alla Lucarelli è sembrato molto evidente. (continua dopo la foto)

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“Da una parte c’è una comunità provata come la nostra”, ha proseguito Don Enzo. “Desiderosa solo di stare accanto alla famiglia e di regalare l’ultimo saluto a Giovanna. Dall’altra il chiedersi come fare per evitare tragedie simili”. E qui l’omelia si è fatta ancora più diretta e inequivocabile. “Come impedire ai leoni da tastiera di riversare impunemente il loro odio. Dimenticando il potere distruttivo che possono avete anche le semplici parole. Che è il significato della massima Ne Uccide più la Lingua che la Spada”. E riferendosi a Giovanna, ha concluso: “il suo è il dolore di chi si è visto messo, radicalmente, in discussione nella propria sincerità e autenticità”. Parole molto belle e vere, destinate a far discutere. Perché ci riguardano tutti.

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