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Lo scandalo mascherine, l’ennesimo disastro di Arcuri. Che, ora, dovrebbe dimettersi

Sfiorato dallo scandalo, quello dell’acquisto di mascherine anti-Covid dalla Cina per delle cifre troppo alte a fronte di una materiale decisamente scadente, il commissario dei commissari Domenico Arcuri ha già messo le mani avanti, facendo sapere di essere pronto a costituirsi parte civile in un eventuale processo contro quegli intermediari che, nel maxi-affare, si sono lautamente arricchiti lucrando sulle forniture, in un momento drammatico in cui l’Italia si trovava a contare i morti della prima ondata. Una presa di posizione che, però, ovviamente non può bastare a lavarsi la coscienza, anche a causa dei tanti, troppi errori alle spalle.

Lo scandalo mascherine, l'ennesimo disastro di Arcuri. Che, ora, dovrebbe dimettersi

Con un cinismo innaturale, abbiamo letto in queste ore le intecettazioni effettuate a danno degli intermediari della partita di quegli 800 milioni di mascherine, finite in Italia alla cifra (esagerata, rispetto al valore di mercato) di 1,2 miliardi di euro. Personaggi che si auguravano “un altro lockdown” per continuare a fare affari e comprare così altre ville, auto, barche. Totalmente inaffidabili, senza un curriculum valido da mostrare, eppure preso tremendamente sul serio dal commissario Arcuri e dalla sua struttura, che ha permesso così la realizzazione di profitti altissimi.

Lo scandalo mascherine, l'ennesimo disastro di Arcuri. Che, ora, dovrebbe dimettersi

Il colpo della vita, hanno scritto gli inquirenti, parlando dei guadagni realizzati da Mario Benotti, che ha potuto contare proprio sul rapporto con Arcuri per riuscire nell’impresa. Con il commisario andava in scena uno scambio di messaggi e chiamate continuo, quotidiano, mentre nelle tasche finiva un tesoretto da 70 milioni di euro, incassato dallo stesso Benotti e dai suoi soci per la preziosa intermediazione svolta con le aziende cinesi che avevano provveduto alla vendita delle mascherine. L’accusa nei confronti del gruppo è quella di traffico illecito di influenze, mentre al momento è escluso quello di corruzione, in mancanza di prove.

Lo scandalo mascherine, l'ennesimo disastro di Arcuri. Che, ora, dovrebbe dimettersi

E Arcuri? Non è indagato, anzi, si dice vittima di un raggiro. Perché allora, però, non si scrolla per una volta di dosso la solita arroganza e non ammette di essere stato quantomeno ingenuo nel fidarsi di intermediatori senza referenze adeguate per la gestione di un affare miliardario? Forse sarebbe il caso che di fronte all’ennesimo flop, costato soldi preziosi che l’Italia avrebbe potuto investire diversamente nel bel mezzo della pandemia, il commissario dei commissari decidesse finalmente di fare un passo indietro e presentare le dimissioni. Prima di costarci altre risorse e altro tempo.

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