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Lista pro Putin: “E’ un cog***, si è bevuto il cervello!” Scontro Cacciari-Riotta

“Lo scriva così come glielo dico: Gianni Riotta è un coglione!”. Non ci sta, Massimo Cacciari, a finire nella lista dei “putiniani d’Italia”, un lungo elenco stilato da Gianni Riotta su “la Repubblica”, composto dai nomi di chiunque si azzardi a fare delle osservazioni controcorrente sull’analisi unica geopolitica della crisi ucraina.
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Giornalisti ed etichette

Ti poni degli interrogativi sui limiti della Nato in questo crocevia storico? Sei al soldo di Mosca. Ti poni dei dubbi sui vaccini? Sei un no-vax. Così funziona in molte delle redazioni italiane, da un po’ di tempo a questa parte. Massimo Cacciari, prima filosofo stimatissimo a sinistra, ormai è diventato una sorta di reietto in molti ambiti giornalistici e televisivi. Un profeta in terra straniera da quando, insieme a Giorgio Agamben, ha osato opporsi al martellante conformismo sul covid, sulle sue regole e sui suoi green pass. Ieri lo stato di emergenza, oggi la guerra: il risultato è il medesimo.
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Cacciari non ci sta

«Ogni considerazione sulla guerra più complessa del riconoscere le colpe atroci di Putin è praticamente bandita. Articolare un ragionamento, discernere, comprendere senza piangere né ridere è diventato impossibile. Viviamo un’epoca di emergenza perenne, nella quale è tutto bianco o tutto nero. Provare a discernere è sempre più rischioso. In certi paesi si finisce in galera, in altri, se ci si avventura oltre l’opinione comune, ci si becca un Riotta.» queste le parole di Cacciari a Il Fatto Quotidiano. Riguardo al conflitto attualmente in corso in Ucraina, Cacciari ritiene che Putin abbia commesso “un errore strategico pazzesco” perché “una cosa è la Crimea o impostare una discussione in sede diplomatica sulle repubbliche indipendenti, un’altra cosa è questa tragica invasione in stile sovietico. Un errore colossale dal punto di vista politico e militare”.
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La visione del filosofo

Cacciari continua poi ad analizzare la pericolosità della situazione, spiegando come, in simili momenti di tensione, non ci voglia nulla ad far cascare una bomba in Polonia o ad abbattere per sbaglio un aereo Nato, sottolineando come molti conflitti siano degenerati per errori non voluti. Il filosofo continua evidenziando come secondo lui la strada maestra per la pace sia quella della diplomazia e non di certo l’invio di armi e contingenti ad una delle parti interessate, chiosando poi sulla necessità di una veloce mobilitazione dell’Europa per avviare serie trattative, in modo tale da scongiurare una altresì plausibile crisi sulla tensione nucleare.

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