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L’Europa ci costa caro: dal 2001 a oggi, l’Italia ha sempre dato più di quanto ricevuto

In attesa di capire cosa succederà nei prossimi giorni dalle parti di Bruxelles, con gli aiuti promessi dall’Ue agli Stati membri ancora avvolti da una fitta cortina di fumo (con la sola eccezione del Mes, quello sì già pronto per essere utilizzato con tanto di promessa di condizionalità “light”), è bene tornare indietro di qualche mese per rendersi conto ancora una volta della paradossale situazione che l’Italia vive all’interno dell’Unione. Per la precisione alla Relazione della Corte dei Conti sui “rapporti finanziari con l’Unione europea e l’utilizzazione dei fondi comunitari” approvata dalla Sezione di controllo per gli Affari comunitari e internazionali dell’istituto di Viale Mazzini. Un dossier nel quale sono stati analizzati i flussi finanziari in entrata e uscita e il tipo di risorse finite a comporre il bilancio europeo.

L'Europa ci costa caro: dal 2001 a oggi, l'Italia ha sempre dato più di quanto ricevuto

Indovinate un po’? Quell’Italia costretta oggi a elemosinare aiuti in Europa, scontrandosi con la direzione ferrea imposta dai falchi del Nord all’Unione, si trova anche in deficit, numeri alla mano, nei contributi versati dall’Italia all’Unione. Il totale: 7 miliardi di euro, quelli che lo scorso anno sono a tutto vantaggio di Bruxelles nel conteggio dei soldi versati e ricevuti. Si leggeva, ancora più dettagliatamente: “L’Italia ha versato all’Unione, a titolo di risorse proprie, la complessiva somma di 17 miliardi (+23,1 per cento rispetto all’anno precedente), mentre l’Unione ha accreditato complessivamente al nostro Paese la somma di 10,1 miliardi, con una significativa forbice tra contributi ed accrediti”. Un saldo netto negativo accentuato rispetto al recente passato.

L'Europa ci costa caro: dal 2001 a oggi, l'Italia ha sempre dato più di quanto ricevuto

Numeri che hanno fatto del nostro Paese uno dei principali contributori netti dell’Unione, alla faccia di chi continua ad accusarci, a ogni occasione buona, di essere una sorta di peso morto per gli altri Stati membri. Dal 2001 a oggi il saldo per noi è stato sempre negativo, con un picco raggiunto nel 2011 di quasi 6 miliardi. Il tutto mentre sono Francia e Germania a spartirsi nomine strategiche e politiche che compensino con la forte influenza esercitata sull’Unione le spese annue. Una spartizione della torta nella quale l’Italia si è sempre trovata in posizione ben più marginale, tanto da essere costretta oggi a lottare disperatamente per ottenere aiuti fondamentali per i suoi cittadini in un momento di crisi senza precedenti dettata, si badi bene, da un’emergenza sanitaria e non certo da nostri errori.

L'Europa ci costa caro: dal 2001 a oggi, l'Italia ha sempre dato più di quanto ricevuto

In tutto questo il paradosso è che l’Italia ha continuato nel recente passato a finanziare, tra gli altri, anche l’ormai celebre Mes, strumento nato per aiutare Stati in difficoltà garantendo liquidità immediata ma le cui condizionalità continuano, giustamente, a spaventare gli economisti al punto da aver convinto lo stesso Giuseppe Conte (almeno per ora) a non farvi ricorso. Paghiamo, insomma, per cementare un mezzo che non sfrutteremo mai in quanto rischierebbe di trasformarsi in un pericoloso boomerang per la nostra economia, con la possibilità di una ristrutturazione del debito imposta da Bruxelles che continua a far paura ai risparmiatori italiani. Un bell’affare sotto ogni punto di vista, non c’è che dire.

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