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Le sanzioni alla Russia ci danneggiano. I numeri che certificano il fallimento della politica occidentale

Pubblicato il 07/07/2022 19:09

Ogni giorno la propaganda della parte occidentale del mondo prova a convincerci che “le sanzioni contro la Russia e il suo dittatore stanno funzionando”. Ebbene, la realtà dei fatti è molto diversa e i numeri ci dicono tutt’altro. Mentre l’Italia e l’Europa pagano a caro prezzo le sanzioni, in Russia le cose non vanno poi così male. Cerchiamo di fare una breve analisi di alcuni fatti concreti per spiegare la situazione.
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Le sanzioni colpiscono più noi che Putin

Poche settimane fa il premier Draghi era stato chiaro: le sanzioni verso la Russia andranno avanti «ancora per molto, molto, molto tempo». Questo è stato già deciso dai vertici europei, con buona pace dei milioni di italiani alle prese coi rincari. Sembra, infatti, che le sanzioni alla Russia siano rivolte più ai cittadini italiani ed europei che non alla Russia e a Putin, questo lo diciamo da tempo. Mettere sulla bilancia la chiusura dei rubinetti del gas a fronte delle chiusure di McDonald’s o Gucci porta ad un’impietosa verità. E non occorre essere dei geni dell’analisi geopolitica per capire che il coltello dalla parte del manico ce l’ha Putin attraverso la gestione di gas e petrolio e non l’Unione Europea.
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Il fallimento delle sanzioni

Le principali economie continentali di Germania, Francia e Italia stanno accusando il colpo. I dati non lasciano spazio a dubbi. Il governo tedesco sarà costretto a salvare con soldi pubblici, circa 9 miliardi di euro, il colosso energetico Uniper, vista la riduzione dei flussi di gas dalla Russia. Inoltre, la Germania, Paese per lo più esportatore, ha registrato per la prima volta dalla propria riunificazione un deficit nella bilancia commerciale. Dunque, le importazioni sono state maggiori rispetto alle esportazioni.
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L’export di petrolio russo è aumentato

Inoltre, sempre a conferma del fatto che “le sanzioni funzionano”, ecco che se analizziamo l’export dei barili di petrolio russo prima e dopo l’inizio del conflitto in ucraina scopriremo che vi è stato addirittura un aumento nel totale degli export nei mesi di aprile e di maggio 2022. A fronte di una riduzione dell’acquisto europeo sono entrate in gioco India e Cina a fare da “cuscinetto”, incrementando notevolmente le vendite russe all’estero. Dunque, non sembra affatto che la Russia sia isolata a livello internazionale come molti dei media ci raccontano.
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Anche Francia e Italia pagano un caro prezzo

Negli ultimi mesi in Francia si registra una clamorosa impennata del costo dell’elettricità. E, notizia delle ultime ore, il governo francese ha deciso di nazionalizzare il colosso energetico EDF, in modo tale da poter arginare la crisi in atto. Arrivando all’Italia, prendendo in analisi la forbice che va da giugno 2021 a giugno 2022, gli aumenti sono stati molteplici e generalizzati. Si va dal +87,5% dell’energia elettrica, al +68,6% di oli alimentari (escluso olio d’oliva), +52,7% per il gasolio da riscaldamento, +38,2% per altri carburanti, +32,3% per gasolio da trasporto, +27,7% per il burro, +25,3% sulla benzina, +20,5% sulla farina e +18,3% sulla pasta.
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Le menzogne della propaganda

Soffrono anche le borse occidentali, che dall’inizio dell’anno hanno perso mediamente tra il 20% ed il 30% del loro valore. Si diceva anche che il rublo sarebbe crollato, un’altra menzogna. Il valore della moneta russa, infatti, è sì scesa in una fase iniziale, ma dopo la contromossa del Cremlino sui pagamenti delle forniture energetiche ha registrato un notevole picco verso l’altro, che lo ha portato a toccare i massimi da diversi anni. Di contro, proprio in questi giorni l’euro ha raggiunto i minimi sul dollaro e l’inflazione in Italia ha superato l’8%. Non proprio quello che si può definire “un successo” per queste scellerate sanzioni messe in campo dall’occidente, che sembrano più una mannaia sulla nostra testa che una misura di contrasto alla Russia, con buona pace dei giornaloni che, ogni giorno, ci raccontano delle clamorose sciocchezze.

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