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Le aziende falliscono, lo Stato incassa l’Iva: un’ingiustizia tutta italiana

In un anno particolare come questo 2020 maledetto, segnato dalla pandemia e da una crisi economica senza precedenti, le storture del sistema italiano vengono a galla accompagnate da un carico di rabbia ancora maggiore. Quello di chi, da mesi ormai in difficoltà, si trova a fare i conti con uno Stato mai davvero solidale con i suoi cittadini, che continuano a sentirsi abbandonati a sé stessi anche e soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. Pensare, per esempio, che nel 2018 hanno chiuso i battenti 9000 imprese. Altrettante le hanno imitate nell’anno successivo, con il 2020 che si preannuncia ancora più catastrofico. Eppure il Fisco è riuscito, nel dramma, a ricavare la sua fetta di guadagno. Ecco come.

Le aziende falliscono, lo Stato incassa l'Iva: un'ingiustizia tutta italiana

Ai problemi legati al fallimento di un’azienda in sé fanno seguito, come sempre, anche non pochi guai per i fornitori, che per quelle imprese hanno lavorato senza incassare compensi. Le fatture emesse saranno pagare solo anni dopo in percentuali minime, ma di fatto al tempo stesso non decadono. A guadagnarci è così soltanto lo Stato, che incassa comunque l’Iva, nonostante il bene non sia mai stato pagato e di fatto nemmeno venduto. Un meccanismo contro il quale si è scagliato Giordano Riello, già vicepresidente dei giovani di Confindustria e presidente dell’associazione locale Veneto, che attraverso le pagine de La Verità ha avanzato la sua possibile soluzione.

Le aziende falliscono, lo Stato incassa l'Iva: un'ingiustizia tutta italiana

“In caso di mancato pagamento dei creditori – ha spiegato Riello – le disposizioni vigenti nell’ordinamento domestico rendono l’Iva addebitata dal cedente o prestatore sostanzialmente non recuperabile. Tale assetto non appare idoneo a garantire il rispetto di uno dei principi essenziali che presiedono al funzionamento dell’Iva: il principio di neutralità”. Riello propone così di modificare l’articolo che regola la procedura andando a sostituire il passaggio “procedure esecutive rimaste infruttuose” per specificare l’esclusione delle procedure concorsuali.

Le aziende falliscono, lo Stato incassa l'Iva: un'ingiustizia tutta italiana

Un appello destinato a cadere nel vuoto? Al momento non è dato saperlo. Quel che è certo è che l’annuncio di una riforma dei versamenti delle partite Iva da parte del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha già scatenato non pochi timori. Si parla, al solito, di semplificazioni, ma in tanti fanno notare al Tesoro che se la riforma non viene accoppiata a una trasformazione radicale degli adempimenti, il rischio è che l’intera operazione si trasformi nell’ennesima fregatura per i contribuenti. Non proprio l’ideale, in un’annata come questa.

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