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Parenzo asfaltato sui contanti. Attacca ma non si rende conto dell’autogol: “Figuraccia”

Pubblicato il 11/12/2022 18:26

Clamoroso autogoal, quello di David Parenzo, che scivola sull’equazione tetto al contante uguale evasione fiscale. Taluni giornalisti sono abituati a pontificare, dalla propria torre d’avorio, e a stare sempre dalla parte “giusta”, senza un minimo della imparzialità che dovrebbe orientare ogni giornalista. Fa quasi sorridere la querelle nata su Twitter, la nuova agorà della politica, tra il conduttore de La7 e Matteo Salvini. Ma andiamo con ordine. Dopo la decisione del Consiglio Ue di stabilire un «ragionevole» tetto al denaro contante quale misura di antiriciclaggio, stabilito in diecimila euro, l’esecutivo ha dunque confermato l’innalzamento della soglia per i pagamenti cash a cinquemila euro, precisamente la metà. Matteo Salvini gongola su Twitter e si domanda: “Sinistri e critici in silenzio oggi?”. (Continua a leggere dopo la foto)

Nessun silenzio, ecco Parenzo che non si fa sfuggire l’occasione: «No tesoro, non è così», è l’incipit, e l’Italia ha «il primato dell’evasione (26 miliardi di Iva)» è l’argomentazione, che tralascia ben più gravi forme di evasione, come ad esempio porre la sede legale di grandi multinazionali, in alcuni casi editori di importanti giornali, in Olanda o in altri paradisi fiscali. Il problema, dunque, non è il tetto al contante. Ad esempio in Germania, dove, come direbbe Parenzo, non si registrano dati così elevati di evasione, non è previsto alcun tetto al contante. (Continua a leggere dopo la foto)

Inoltre, la soglia più alta del tetto, cinquemila euro, fissata in Italia per il 2010, coincide con il livello più basso di evasione fiscale mai registrata in dieci anni, 83 miliardi: lo sostiene il Centro studi di Unimpresa.

Fortunatamente non occorre nutrire simpatia per Salvini per stigmatizzare il disfattismo e la malafede di giornalisti palesemente schierati contro i nostri interessi nazionali.

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