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L’annuncio di Paragone: “Presenteremo un ricorso al Tar contro il green pass”

Un’iniziativa legale per fermare la follia del governo sul green pass, il certificato vaccinale che Draghi e i suoi sostenitori vogliono rendere obbligatorio per avere accesso a una vita normale, vietando l’ingresso nei ristoranti, nei musei o sui mezzi pubblici a chi non cederà a questo vero e proprio ricatto. Ad annunciarlo è stato il fondatore e leader di Italexit Gianluigi Paragone, che si è detto pronto a dare battaglia per difendere i diritti dei cittadini dalle mire del “peggior esecutivo possibile in questo momento storico”.

“Presenteremo un ricorso al Tar contro il green pass – ha annunciato il senatore – un’iniziativa che sarà accompagnata da una seconda, l’istituzione di una serie di banchetti attraverso i quali raccoglieremo firme per dimostrare il consenso intorno a questa iniziativa. Lo faremo nelle strade, non sul web, per far vedere al governo che non siamo dei semplici leoni da tastiera, ma cittadini che vogliono riappropriarsi dell’azione politica”.

Paragone ha quindi invitato gli italiani a fermarsi agli stand Italexit che troveranno nei prossimi giorni nelle varie città per lasciare una firma a sostegno di questa iniziativa. Aggiungendo poi: “Questo governo ha burocratizzato l’emergenza Covid. Ora addirittura si discute di un green pass in due fasi: dopo la prima dose si potrà entrare nei ristoranti, dopo la seconda anche sui mezi pubblici. È tutta burocrazia che serve a questo governo di incapaci per stare sul mercato dell’offerta politica. Io mi sono candidato sindaco a Milano e vi faccio una promessa: le nostre città saranno libere dal green pass, non ci saranno segregazioni vaccinali”.

Infine, Paragone ha annunciato ulteriori iniziative contro la Rai, un ricorso all’Agcom “per il pessimo servizio fatto durante la pandemia, impedendo che si parlasse di cure domiciliari, terapie alternative, della reale efficacia e dei rischi dei vaccini. Dovessimo vincere il ricorso, i soldi andranno alle persone danneggiate dal vaccino, alle quali lo Stato ha deciso di non provvedere. Ci penseremo noi al suo posto”.

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