in

La testimonianza di un imprenditore: “Il governo ci sta uccidendo ma noi questa volta non staremo in silenzio”

di David Lisetti.

Con l’ultimo DPCM, il governo ha obbligato il settore Horeca (Hotellerie, Restaurant, Catering), quello dell’intrattenimento e quello del fitness a una serie di pesanti restrizioni che porteranno all’azzeramento delle entrate o comunque a una riduzione tale da non compensare, in molti, neanche i costi operativi di gestione. Chiaramente lo stop dei tre settori sopra menzionati (che valgono cumulativamente l’8,5 per cento del PIL nazionale) andranno a diminuire i consumi anche nei settori economici pertinenti in tutto il commercio al dettaglio. 

Nella presentazione in diretta nazionale di domenica pomeriggio, il presidente Conte ha affermato che a fronte di questo improvviso stop saranno erogati dei “ristori” adeguati e sufficienti per sopperire ai mancati introiti generati dalla chiusura delle attività. Conte inoltre ha voluto soffermarsi sulle prime manifestazioni di protesta indette dei giorni precedenti solidarizzando con i manifestanti e assicurando celerità e proporzionalità dei contributi erogati a fondo perduto. Quanto da lui promesso però non ha fermato le migliaia di persone che sono scese nelle maggiori piazze italiane a protestare, chiedendo un passo indietro del governo. Non c’è da stupirsi che anche di fronte ad un rischio di contagio crescente, la gente, esasperata da mesi di assenza di reddito, abbia deciso di far valere le proprie motivazioni attraverso mobilitazioni di massa. 

Dalla mia prospettiva di imprenditore tutto ciò è totalmente comprensibile e prevedibile; il malcontento fra le categorie imprenditoriali serpeggiava nell’aria già da settimane. Per comprendere la condizione di malessere e sfiducia di imprenditori, commercianti e liberi professionisti è bene fare un passo indietro di qualche mese, al mese di maggio, quando fu presentato il decreto-legge “Rilancio”. In quell’occasione, il governo si impegnò ad assicurare congrui incentivi a tutte le imprese che avessero deciso di investire per adeguare le proprie strutture ai protocolli sanitari imposti dall’esecutivo. A tale scopo, furono inseriti due articoli nel DL in questione: l’art. 95, che garantiva un contributo a fondo perduto per un importo massimo di €100.000, e l’art. 125, che andava a finanziare in misura pari al 60 per cento i medesimi acquisti attraverso l’erogazione di un credito d’imposta. 

Le due misure (come si evince dal comma 4, art. 95) non erano cumulabili; di conseguenza le imprese sono state portate a scegliere uno dei due strumenti di finanziamento. Le procedure per la richiesta di finanziamento con credito d’imposta (art. 125) si sono concluse il 7 settembre: visto lalto numero di richieste e i pochi fondi stanziati il credito dimposta è sceso dal 60 al 15 per cento, generando la comprensibile ira degli imprenditori. Successivamente, per cercare di mettere una toppa nella conversione in legge del decreto “Agosto”, è stato inserito un emendamento di maggioranza che è andato ad aumentare le risorse messe a disposizione della procedura ex. art.125, utilizzando i fondi che erano stati stanziati per la procedura ex. art. 95. 

Il risultato? Tutte le imprese che hanno scelto di non partecipare alle misure di sostegno contenute nellart.125 e che erano in attesa di partecipare al bando per i contributi contenuti nellart. 95 si sono ritrovati nella condizione di non poter ricevere nessun rimborso economico per gli investimenti precedentemente effettuati. 

Capite in che condizione sono costretti a lavorare decine di mialgia di imprenditori in questo paese? 

Come può un governo chiedere fiducia ai propri cittadini se esso stesso, in questi mesi, ha dato prova di non riuscire a mantenere le promesse fatte? 

In anni di attività imprenditoriale è la prima volta che assisto ad una tale livello di schizofrenia legislativa, con fondi che vengono stanziati a luglio per poi essere cancellati con un tratto di penna ad ottobre. Questi sono fatti di una gravità inaudita che minano irreparabilmente la fiducia fra Stato ed operatori economici e che causano gravi ammanchi finanziari ad imprese che sono già allo stremo. Come si fa a concedere una fiducia incondizionata a chi già una volta ti ha tradito in modo così plateale, cagionandoti anche un grave danno economico? 

La misura è colma e la fiducia ai minimi termini. Se l’esecutivo voleva obbedienza e responsabilità dai suoi cittadini questa volta doveva prima attuare le misure automatiche di ristoro economico e poi bloccare le attività considerate a rischio contagio, e non il contrario. L’ira e la disaffezione della parte produttiva di questo paese rispetto al governo è a livelli irrecuperabili e non può che essere altrimenti. 

Per correttezza di analisi dobbiamo constatare che lo spazio di azione dellesecutivo è limitato da un quadro istituzionale europeo vessatorio il quale ha solo temporaneamente derogato ai folli limiti di spesa pubblica imposti con il pareggio di bilancio, ed è bene sottolineare che anche lombrello protettivo della BCE ha una scadenza, senza parlare dei fantomatici fondi del Recovery Fund, che ormai sembrano un miraggio.

Le strutture sovranazionali europee non consentono di fatto a nessun paese sud europeo di attuare quelle vigorose politiche anticicliche che sarebbero necessarie per far superare l’inverno a milioni di cittadini. Servirebbe uno scatto di reni da parte di Conte. Mi piacerebbe vedere un presidente che si ponga a difesa dei propri connazionali fregandosene apertamente dei limiti di bilancio europei e delle raccomandazioni della Commissione europea, ma purtroppo ciò non sta avvenendo. 

Conte ha già affermato che i ristori presenti nel nuovo decreto non porteranno a uno scostamento di bilancio, il che significa che le risorse saranno sottratte ad altre voci di spesa (proprio come successo con il decreto “Agosto”). Inoltre, aver affidato un così delicato dossier al ministro delle finanze Gualtieri (proconsole della più ortodossa visione rigorista europea) la dice lunga sulla qualità delle misure che saranno adottate. Basta leggere le misure inserite nel decreto per intravedere i tratti caratteristici di una norma spuntata ed inefficace; hanno stanziato per settori che pesano 170 miliardi di PIL la misera cifra di 5 miliardi: una dotazione economica totalmente insufficiente a sostenere i redditi di milioni di persone. 

Ora più che mai il popolo deve far sentire la sua voce. Dalle finestre dei ministeri devono sentire la nostra rabbia, non c’è più spazio per i tentennamenti e la pavidità politica, questa volta né l’Europa né qualche ministro prono a Bruxelles ci impedirà di chiedere ciò che ci spetta di diritto. Questa volta non si arretra di un millimetro. 

Ci dobbiamo comportare come con un cliente che già altre volte si è dimostrato scorretto: questa volta il pagamento lo vogliamo anticipato. 

Lodi, il titolare di un bar si toglie la vita. Aveva 54 anni

Nemmeno la didattica a distanza! Ecco cosa sta succedendo nelle scuole romane