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La crisi non è uguale per tutti: ecco dove la recessione sarà più forte

Una crisi economica che si è abbattuta con forza sull’Italia in contemporanea all’emergenza sanitaria. E che sta mostrando, però, un peso diverso da settore a settore, abbattendosi con maggiore ferocia su alcuni nello specifico. Che, senza aiuti da parte di un governo che continua a latitare, rischiano di sprofondare. A rivelarlo è il report realizzato da Cerved per l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, l’Anci, che sposta l’attenzione non solo sulle differenze tra le categorie ma anche tra le aree geografiche di un Paese che rischia, nei prossimi mesi, di iniziare a marciare a due velocità ben distinte.

La crisi non è uguale per tutti: ecco dove la recessione sarà più forte

Secondo il documento, l’impatto del Covid-19 si rivelerà più marcato nei centri urbani del Nord, che ne risentiranno in maniera molto più evidente di quelli, per esempio, del Mezzogiorno. Il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro ha anticipato, in linea con le previsioni, un calo del fatturato soprattutto in alcuni settori di impresa che caratterizzano le città della zona settentrionale dello Stivale. Il tutto mentre i posti di lavoro persi sono già 400 mila, con città come Torino, Venezia, Genova e Cagliari che rischiano di pagare a prezzo più alto la pandemia al contrario di Catania, Bari o Bologna. A pesare, per il primo gruppo, sono i settori fondamentali della loro economia oggi in sofferenza: automotive, turismo, trasporto marittimo, raffinazione petrolifera.

La crisi non è uguale per tutti: ecco dove la recessione sarà più forte

Per il Cerved, le città metropolitane potrebbero subire nel prossimo biennio una perdita di fatturato da 244 a 320 miliardi di euro, quasi la metà del totale nazionale, con percentuali variabili a seconda degli scenari ipotizzabili. Nel caso soft, quello che vede scongiurato un nuovo lockdown, perderebbero quest’anno l’11,8% dei ricavi (un po’ meno della media italiana, -12,7%), con un rimbalzo nel 2021 del 10,2% che non riporterebbe però i fatturati ai livelli del 2019 (-2,8%). Nell’ipotesi invece di nuove misure restrittive causa seconda ondata di coronavirus, la caduta dei ricavi sarebbe maggiore (-16,4%), anche se sempre inferiore alla media (-18,0%), e con un gap più ampio rispetto al 2019 (-4,3%).

La crisi non è uguale per tutti: ecco dove la recessione sarà più forte

Nel 2020 la città più colpita in termini percentuali è Torino, che registra un calo dei ricavi del 14,4% nel caso soft e del 20,2% in quello hard, seguita da Venezia (13,8% e 19,2%), Genova (12,5% e 17,9%) e Cagliari (12,4% e 18,2%), che alternano terzo e quarto posto in base allo scenario. Seguono Messina (-12,4% e -17,7%), Napoli (-12% e -17,5%), Firenze (-12% e -17,2%) e Palermo (-12% e -17,1%), che però nello scenario peggiore è, insieme a Venezia, quella che chiuderà il 2021 con lo scarto maggiore sul 2019 (-5,7%). Ancora: Roma (-11,8% e -16%), Bologna (-11,2% e -15,8%), Milano (-11% e -15,4%) e Reggio Calabria (-11% e -16%, quindi al livello di Roma nello scenario hard). Chiudono la classifica Bari (-10,6% e -15,1%) e Catania (-9,4% e -13,2%).

I settori più colpiti? A Torino l’automotive, Venezia risentirà del calo del turismo, così come Messina, Napoli e Cagliari. A Firenze il crollo riguarda la pelletteria e valigeria, a Genova i trasporti marittimi. A Roma le perdite più consistenti si registrano nella distribuzione di carburanti, a Milano, nei concessionari di autoveicoli e motocicli.

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