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Hanno fatto tutti affari con Putin! Ecco le prove di come dal 2014 (invasione Ucraina) ci hanno consegnato alla Russia

Pubblicato il 20/09/2022 08:08

Al di là delle chiacchiere, ci sono sempre i numeri e i fatti documentati a raccontare come stanno le cose. E quelli raramente sbagliano. A meno che non si tratti di Covid, dove è ormai certo che fin dalla prima ora siano stati truccati a piacimento per legittimare le scelte liberticide del governo Conte e poi di quello Draghi. Per quanto riguarda invece l’import di gas i dati sono certi, freddi e crudi e raccontano di un Paese, l’Italia, che di anno in anno si è reso sempre più dipendente dalla Russia. A partire proprio dal 2014, l’anno in cui il “mostro Putin” ha invaso l’Ucraina per la prima volta. Dopo l’invasione della Crimea, sono infatti partite le prime sanzioni nei confronti di Mosca. Parallelamente però, l’Italia affidava sempre più al Cremlino l’approvvigionamento di gas. C’è l’incontro con Letta a Trieste, poi il governo Renzi, poi Gentiloni, poi i due governi Conte e infine Draghi. Di anno in anno, l’import è aumentato. (Continua a leggere dopo la foto)

Nella bozza del Def, il Documento di economia e finanza che ha ottenuto il via libera del governo Draghi nella primavera di quest’anno, l’esecutivo ha messo nero su bianco che le sanzioni in risposta alla crisi in Crimea del 2014 hanno inciso soprattutto sull’import di petrolio greggio (-3,7 miliardi di euro) e di prodotti petroliferi raffinati (-2,2miliardi). Diverso invece è il caso del gas naturale. Per il gas naturale, infatti, l’Italia ha aumentato il proprio approvvigionamento dalla Russia (+1,5 miliardi di euro tra il 2013 e il 2021, un incremento del 19,7%), in presenza di un analogo aumento della dipendenza relativa (dal 37,1% al 46,6%). Un risultato – sottolinea tuttavia il documento – esclusivamente ascrivibile al 2021 (quindi in piena era Draghi) quando le importazioni di gas naturale dalla Russia sono aumentate di oltre 3 miliardi di euro rispetto al 2019 (5,3 rispetto al 2020, come noto caratterizzato da un brusco rallentamento del commercio internazionale per via della crisi pandemica Covid), quasi interamente da associare all’ultimo trimestre (+2,9miliardi di euro). (Continua a leggere dopo la foto)

Come spiega Il Sole 24 Ore, “guardando al periodo 2013-2019, invece, le importazioni di gas russo sono scese del -2,3%, stante un valore assoluto poco al di sotto dei 6 miliardi di euro in entrambi gli anni. Nel Def il Governo indica i principali competitor della Russia sul mercato italiano. Ricorda che, in base ai dati Istat, l’Algeria è l’unico paese a mostrare valori comparabili con quelli russi (4,5 miliardi di euro, pari al 22,8% dell’import settoriale italiano); a seguire, l’Azerbaijan, il Qatar (1,8 miliardi di euro ciascuno) e la Libia (circa 600 milioni di euro). Tutti potenziali mercati da cui attingere per diversificare gli approvvigionamenti. Più in generale, nel Documento di economia e finanza viene spiegato che la fase che intercorre dal 2013 al 2021 è caratterizzata dall’intervento militare russo in Crimea, a cui l’Unione europea ha riposto con un pacchetto di sanzioni crescenti nel tempo che ha inciso sui livelli di interscambio”. (Continua a leggere dopo la foto)

L’import italiano di merci russe è crollato nel giro di tre anni (dai 20,2 ai 10,6 miliardi di euro del 2016), scendendo anche in termini di incidenza sul totale delle importazioni nazionali (dal 5,6% al 2,9%, per poi orbitare su valori poco superiori al 3% negli anni successivi). Conclude Il Sole: “Anche il mercato russo è apparso sempre meno centrale per le imprese italiane, con una quota di assorbimento quasi dimezzata durante gli otto anni, dal 2,8% del 2013 all’1,5% del 2021. Da evidenziare come, proprio nel 2021, i 17,6 miliardi di importazioni dalla Russia abbiano prodotto quasi 10 miliardi di disavanzo commerciale, in virtù di un ammontare di esportazioni dall’Italia pari ad appena 7,7 miliardi di euro”.

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