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“Costretti ad andare in India per guarire dall’epatite C”. L’ennesima follia tutta italiana (VIDEO)

Pubblicato il 16/06/2023 13:21

Volare in India per acquistare un prezioso farmaco salvavita, quando rimanendo in Italia sarebbe stato difficilissimo avere accesso alle cure. Succede ancora questo, purtroppo, nel nostro Paese: storie di persone costrette a comprare un biglietto aereo e partire per prendersi cura della propria salute. A raccontare questa assurdità è stato il programma Mediaset Le Iene, in onda su Italia Uno, che ha dedicato un servizio al tema, intervistando tre donne accomunate dalla stessa malattia: l’epatite C. Per riuscire ad acquistare delle pillole utili a trattare la loro condizione, sono state costrette a viaggiare in India. Lì, infatti, i farmaci hanno un costo di 600 euro, da noi avrebbero dovuto sborsarne oltre 15.000. (Continua a leggere dopo la foto)
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“Per l’epatite C – come spiegato nel servizio – esiste un principio attivo, il Sofosbuvir, che in tre mesi e con probabilità del 90% può debellare il virus. In Italia, però, i costi sono esorbitanti, fino a 15.000 euro”. Tante persone, così, preferiscono fuggire all’estero, dove ha preso vita un vero e proprio “turismo sanitario”. (Continua a leggere dopo la foto)

Una delle donne intervistate, Maria Rita, ha spiegato le dinamiche del business: gli italiani alla disperata ricerca di cure a buon prezzo arrivano in India e ripartono dopo sole poche ore, una sorta di toccata e fuga. Delle agenzie indiane si organizzano per andare a prendere le persone all’aeroporto e le trasferiscono direttamente in ospedale, così da far risparmiare loro tempo. Qui vengono visitate e viene prescritto loro il farmaco, che possono così acquistare. (Continua a leggere dopo la foto)

Uno dei medici intervistati da Le Iene ha confermato di ricevere almeno una ventina di pazienti italiani ogni mese. Il motivo di tutto questo? Il monopolio che permette ad alcune aziende farmaceutiche di imporre i propri prezzi, fissati nel caso italiano a livelli altissimi. In India, invece, accordi internazionali più flessibili grantiscono che i farmaci salvavita siano accessibili anche a persone meno abbienti. E così chi vuole guarire è costretto a lasciare il nostro Paese, senza alternative.

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