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“Se rivendicassero il diritto alla sharìa?” Immigrazione, la famosa storica asfalta la sinistra

Pubblicato il 24/04/2023 19:53

Una delle principali storiche contemporaneiste italiane, Lucetta Scaraffia, non certo imputabile di simpatie fasciste, dimostra come si possa osservare un problema di rilevanza generale senza l’odiosa abitudine, tipicamente italiana, di dividersi in base a ragioni ideologiche: con la conseguenza che il problema in questione non viene, di fatto, affrontato. Uno schema che si ripete con l’epocale esodo migratorio verso le nostre coste, per cui da giorni ci troviamo a disquisire sugli aspetti semantici dell’uscita del ministro Lollobrigida sull’oramai nota “sostituzione etnica”. In realtà, “Una volta superato il fastidio per le sue parole, dobbiamo ammettere però che esse evocano un problema reale”, scrive su La Stampa, di cui è editorialista, Lucetta Scaraffia. E il problema reale è anzitutto l’inverno demografico che, secondo una tendenza che perdura da diversi anni, interessa il nostro Paese. E ancora: “Rischiamo effettivamente di scomparire o, in tempi non troppo lunghi, di diventare una minoranza nel nostro stesso Paese”. Tali sono le premesse dell’articolo sul calo demografico e sui rischi della cattiva integrazione, argomenti che si toccano, ma c’è di più: c’è quel retropensiero sotteso che la storica e giornalista non manca di affrontare, in merito alla larga maggioranza di fedeli islamici che sono tra coloro che raggiungono l’Italia. Vi è che non li reputa affatto integrabili nella nostra società e nella nostra cultura, però a dirlo, sovente, si viene tacciati di “fascismo”, “islamofobia”, “razzismo”. Auspicando che non vi sia alcuna levata di scudi contro Lucetta Scaraffia a seguito del suo articolo, riportiamo il suo concetto: le ondate migratorie attuali sono composte “al 90% di islamici” e, dunque, va riconosciuto che l’Islam stesso “Si differenzia profondamente dal Cristianesimo per molti aspetti che riguardano la sua manifestazione, il suo modo d’essere nell’ambito della vita sociale”. (Continua a leggere dopo la foto)
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L’Islam non ha mai conosciuto il fenomeno della secolarizzazione. In altre, più esplicite, parole: “La nostra morale, la nostra cultura e quindi il nostro sistema giuridico sono invariabilmente nati da un ceppo cristiano, cioè da qualcosa dalle caratteristiche fin dalle origini molto diverse dalla sharìa”. Anzi appare piuttosto evidente che ai fedeli islamici, a differenza dei cittadini occidentali, anche laici o non credenti, risultano assolutamente ignote “La separazione fra Chiesa e Stato, fra precetti religiosi e leggi laiche, la parità fra donne e uomini, la famiglia monogamica che prevede parità di diritti, la libertà di pensiero”. Urge, dunque, rispondere all’interrogativo sollevato nell’editoriale di Scaraffia: “Cosa può succedere domani se una percentuale notevole di abitanti del nostro Paese, essendo di religione islamica, rivendica il diritto di essere giudicata in base alla sharìa?” Bella domanda e, precisa l’editorialista de La Stampa, “Non è una domanda retorica”. Anche perché, in realtà, sta già accadendo. In Gran Bretagna o in Svezia, ad esempio, a poco a poco vengono ammesse la poligamia, il matrimonio fra minori, e “vengono tollerate le brutali forme di oppressione spesso riservate alle donne nelle comunità islamiche”. Ecco, qualcuno doveva pur dirlo. (Continua a leggere dopo la foto)
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E poi, con lucidità intellettuale ed equidistanza, Lucetta Scaraffia illustra un altro dei frequenti cortocircuiti a sinistra, e merita essere riportato alla lettera: “Non ha senso sostenere tutti i diritti per gli LGBTQ+ e dall’altro assistere senza reagire alla prospettiva di una società futura in cui per influenza dell’islamismo l’omosessualità possa venire ostracizzata o peggio”. Infine, dulcis in fundo, se qualcuno aveva storto il naso, ironizzato o lanciato la sempiterna accusa di fascismo in merito alla recente suggestione di incentivare le nascite anche attraverso un alleggerimento fiscale, concludiamo con un altro passaggio della storica contemporaneista: “Cercare anche di aumentare le nascite, perché no? Non è una strategia reazionaria, non è un atteggiamento identitario di tipo fascista”.

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