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Il caso Dusty: ecco come i debiti dello Stato uccidono le aziende italiane

Come può l’Italia risollevarsi dalla grave caduta economica se lo Stato è il primo debitore verso le sue imprese? In un precedente articolo abbiamo affrontato l’argomento facendo riferimento all’ultimo monitoraggio dei pagamenti alle aziende che prestano il loro servizio.

6.482 sono le pubbliche amministrazioni in ritardo, per un debito della portata di 3,8 miliardi di euro. Semplicemente vergognoso. Non solo perchè lo Stato che è “di gran lunga il più grande cliente delle imprese italiane”, quest’anno ha peggiorato la performance da ‘cattivo pagatore’, ma anche perchè in un momento di forte difficoltà come quello che stiamo vivendo, non consente alle imprese di usare i crediti maturati per compensare i debiti tributari e previdenziali.

Ci spiega molto bene cosa accade Rossella Pezzino de Geronimo, amministratore dell’azienda Dusty che opera nel settore di igiene ambientale da 40 anni e che, con a carico 1.500 dipendenti, lotta quotidianamente per la ‘sopravvivenza’ dal 2011 a causa dei ritardi o dei mancati pagamenti da parte dello Stato: “ Lo Stato pretende il pagamento puntuale dei tributi ma è il primo a non pagare. Come può un’azienda che opera esclusivamente con la pubblica amministrazione sopravvivere?”

La questione è ben più grave di quanto fino ad ora detto. Lo Stato non solo è un “pessimo pagatore, ma è anche un usuraio legalizzato”. L’amministratore de Geronimo spiega: “Lo Stato pretende che le aziende che operano con la pubblica amministrazione, pur vantando crediti, debbano comunque essere sempre in regola con il pagamento dei tributi e degli oneri previdenziali. In caso contrario l’azienda deve assoggettarsi al pagamento di esosi interessi che fanno lievitare la sorte capitale del debito tributario e previdenziale oltre il 40%. Questa secondo me è usura. Io in qualità di amministratore non sono evasore. Se non pago è solo perchè è a sua volta lo Stato a non pagarmi e a non rispettare i termini previsti dal contratto.” 

Il Decreto Cura Italia, il Decreto liquidità e il Decreto rilancio, hanno bocciato tutti gli emendamenti proposti che contenevano norme e o agevolazioni per le imprese che operano per la pubblica amministrazioni e che vantano crediti. “Il governo ha mostrato chiaramente di non volerci aiutare minimamente. Eppure le aziende del settore ambientale garantiscono ai cittadini un servizio essenziale per la comunità.” 

“Lo stato non ci aiuta minimamente, però ci tiene al guinzaglio. Nel caso in cui l’azienda non riesce ad avere le risorse finanziere per poter far fronte a tutti gli oneri dell’appalto, ad esempio non ha soldi per pagare i dipendenti o il carburante, e quindi è costretta a interrompere il servizio, commette reato penale per abbandono di pubblico servizio.” 

Comunque sia l’azienda Dusty è un’impresa etica che combatte per un mondo migliore con una grande responsabilità sociale, “consapevole di garantire un servizio essenziale per la comunità, confida che lo Stato si renda conto di quanto sia necessario dare la possibilità di compensare i crediti con i debiti tributari e previdenziali,  senza l’aggravio di sanzioni e interessi.”

Tutto ciò è iniquo. “Spero che la mia denuncia rappresenti un piccolo contributo affinché al governo si rendano conto che per dare credibilità e garantire il servizio ai cittadini, devono essere ripristinate le condizioni di reciprocità tra i contraenti.”

E’ sempre stato così in Italia. Il genio e l’inventiva dei cittadini e imprenditori che sopperiscono all’incapacità e alla inefficienza della amministrazione pubblica. Ma in un frangente come questo con un crollo del Pil mai visto nella storia moderna del Paese e senza precedenti nella storia italiana, tutto ciò basterà?

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