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Guerra e prezzi fuori controllo. Da Big Pharma a Big Oil, a rimetterci sono sempre i cittadini

Pubblicato il 27/07/2022 20:06

I prezzi dell’energia sono totalmente fuori controllo e stanno mettendo in ginocchio interi comparti, con futuri effetti nefasti per la domanda industriale. La crisi, però, non riguarda tutti. Le compagnie petrolifere (Big Oil), infatti, stanno facendo enormi profitti, e sono destinati crescere ulteriormente nel secondo trimestre del 2022. I dati saranno resi pubblici nei prossimi giorni, ma le previsioni dicono che saranno “scoppiettanti”.
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50 Miliardi di utili in più

Come riporta Il Fatto Quotidiano, le stime di Bloomberg ci dicono che gli utili di aprile-giugno dovrebbero assestarsi intorno ai 50 miliardi di dollari per le compagnie. I cinque colossi della Big Oil, ovvero Shell, ExxonMobil, Chevron e Bp e Total, supereranno i fatturati d’oro del 2008, quando il prezzo del petrolio chiuse a 147 dollari al barile. Le cause, ça va sans dire, sono da ricercarsi nell’aumento di prezzi di gas e petrolio, causato dallo choc seguito alla pandemia e, soprattutto, alla guerra e alle conseguenti sanzioni contro la Russia.

Prezzi fuori controllo

Oltre al prezzo della materia prima, negli ultimi mesi sono esplosi anche i margini di profitto che le compagnie registrano sulla raffinazione: nella costa del Golfo degli Stati Uniti sono saliti a 48 dollari al barile, più del doppio rispetto a un anno fa, mentre in Europa sono triplicati. Gli sforzi di Biden per contenere l’ascesa dei prezzi che si sono rivelati pressoché inutili. Sono solo i timori di un’imminente recessione a frenare la rincorsa del petrolio. I colossi del settore avevano già fatto il pieno di utili nel primo trimestre. Shell ha chiuso i primi re mesi con profitti per 9 miliardi di dollari, tre volte quanto incassato nel 2021. Exxon Mobil li ha raddoppiati, a 5,48 miliardi. Chevron è salita a 6,3 miliardi di dollari, mentre Bp ha registrato l’aumento più elevato degli ultimi dieci anni, a quota 6,2 miliardi di dollari. Non è da meno l’italiana Eni, con l’utile lordo passato dagli 1,3 miliardi del primo trimestre 2021 a 5,1 miliardi del 2022, +300% (i profitti netti sono saliti del 1200%).

Big Oil guadagna, i cittadini pagano (e piangono)

Ma non è solo il petrolio ad ingrassare i conti della Big Oil, c’è anche il gas, i cui prezzi sono saliti nell’autunno 2021 per poi esplodere con la guerra e la minaccia di uno stop delle forniture da parte di Mosca. I nuovi tagli degli ultimi giorni da parte di Gazprom, hanno fatto schizzare il prezzo del gas Ttf alla Borsa di Amsterdam a 211 euro al Megawattora. Se pensiamo che ad agosto 2021 era a 21 euro, è facile capire come tale livello record faccia la felicità di molti fornitori di energia. Questi prezzi fanno la fortuna di Eni e compagnia, ma il rovescio della medaglia si paga a caro prezzo. Sono destinate a fermarsi, infatti, intere filiere industriali con tutto il loro indotto, visto che il gas dà il prezzo all’intera energia venduta. Giusto ieri il Pun, il prezzo unico alla Borsa elettrica, è salito a 526 euro Mwh, il 480% in più del 2021. Una situazione insostenibile che rischia di segnare le economie nazionali europee per lungo tempo.

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