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Gli econimisti italiani insorgono contro Draghi e i suoi tecnici

Un appello firmato da oltre sessanta autorevoli economisti, tutti docenti nelle principali università italiane, per manifestare dissenso nei confronti delle scelte del premier Mario Draghi e per le figure da lui individuate e selezionate per la gestione delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza a sostegno dell’economia italiana. Tutti uomini, quasi tutti provenienti dal Nord Italia, tutti caratterizzati da una visione “estremista” a favore del libero mercato. Un paradosso, visto che toccherò a loro indirizzare, invece, i nostri prossimi investimenti pubblici.

E così gli economisti italiani hanno deciso di scrivere una lettera per manifestare tutta la propria preoccupazione in merito alle scelte del premier. Nel testo si legge: “Le recenti notizie di stampa riguardo la nomina al Nucleo tecnico per il coordinamento della
politica economica presso il Dipartimento di Programmazione Economica di cinque
consulenti rischiano di danneggiare l’immagine di competenza tecnica del governo e la
fiducia nel suo operato”.

Una preoccupazione forte, figlia di scelte che gli esperti firmatari del testo non sentono di poter condividere: “Oltre alla omogeneità di genere e geografica (cinque uomini tutti operanti in Università e Istituti di ricerca del Nord) che comunque andrà valutata nella completezza del Nucleo tecnico, la cui composizione non è ancora nota, nella cinquina di nominativi, accanto ad alcune figure di riconosciuta competenza, vi è una preoccupante presenza di studiosi portatori di una visione economica estremista caratterizzata dalla fiducia incondizionata nella capacità dei mercati di risolvere autonomamente qualsiasi problema economico e sociale”.

Appare quindi “paradossale che ci si prepari a gestire il più esteso piano di investimenti pubblici degli ultimi decenni con una squadra di consulenti che in alcuni casi non paiono possedere i previsti requisiti di comprovata specializzazione e professionalità” e che sono “noti per il sostegno aprioristico ad una teoria che afferma l’inutilità, se non la dannosità, dell’intervento pubblico in economia”. A stupire anche il fatto che le personalità selezionate da Draghi “minimizzino la questione del cambiamento climatico” e manifestino “scarsa attenzione” per la questione del Mezzogiorno.

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