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Gas, Putin non molla e manda un messaggio all’Europa. Ue pronta al razionamento. La situazione

Pubblicato il 26/07/2022 10:55

Nemmeno il tempo di assimilare l’annuncio di Gazprom sui nuovi tagli che il prezzo del gas è già schizzato a 176,62 euro per Mega-Watt/ora, registrando un aumento su base giornaliera del 10%. Da domani il colosso del gas russo ridurrà ulteriormente i flussi del gasdotto Nord Stream 1, concretizzando le paure più recondite della Germania e dell’Europa. La motivazione ufficiale fornita dalle autorità russe sarebbe inerente ad alcuni lavori di manutenzione necessari su una seconda turbina, ma secondo il Berlino si tratta dell’ennesimo pretesto per mettere in difficoltà l’Europa, che su prepara al razionamento: «Non c’è alcuna ragione tecnica che giustifichi un nuovo taglio del gas» dicono dalla cancelleria tedesca.
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L’Europa si prepara al razionamento

Il piano di razionamento del gas, che pre­vede un taglio del 15% dei con­sumi, subisce dunque una netta accelerazione. Infatti, nella giornata di oggi si riuniranno i mini­stri dell’Energia dei Paesi membri, nel tentativo di chiudere l’intesa sul nuovo te­sto contenente modifiche si­gnificative rispetto a quello proposto la scorsa settimana dalla Commissione europea. Come riporta La Stampa, ieri Gazprom ha fatto sape­re che da domani la quantità di gas fornito attraverso il ga­sdotto che va in Germania scenderà a circa 33 milioni di metri cubi al giorno, vale a di­re la metà dei flussi attuali, che già rappresentano il 40% della capacità totale di Nord­ Stream 1 (167 milioni di metri cubi al giorno). In sostanza, a partire da domani il gasdotto funzionerà solo al 20% della sua portata.
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La questione della turbina del Nord Stream 1

Dunque, la storia si ripete. Chi legge ricorderà la questione della prima turbina, che dopo esser stata riparata in Canada, rimase bloccata per alcune settimane nel Paese nordame­ricano per via di una diatriba interpretativa sulle sanzioni. Vista l’urgente necessità di sbloccare la situazione, il go­verno tedesco e la Commissione europea si attivarono per fare chiarezza sulla questione, sbloccando la situazione e consentendo al pezzi di arrivare in Germania, circa una settimana fa. Ebbene, la turbina in questione attual­mente si trova a Colonia, ma a quanto pare Mosca non avreb­be ancora dato il via libera al trasferimento, che dovrà avve­nire via Finlandia. «Il traspor­to si potrebbe fare immediata­mente – ha spiegato la società tedesca Siemens Energy- per­ché le autorità tedesche hanno fornito tutti i documenti ne­cessari. Ciò che manca, inve­ce, è la documentazione da parte russa».
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La guerra si combatte anche sulla burocrazia

Ma la guerra, si sa, si combatte su più fronti, e quella di Gazprom sembra una vera e propria tattica bellica “burocratica” per mettere in ginocchio i suoi sanzionatori. Il colosso energetico ha giusti­ficato l’attesa spiegando che i chiarimenti ottenuti dal Cana­da circa i possibili rischi legati alle sanzioni non sono suffi­cienti e che anzi «sollevano ul­teriori questioni». L’effetto di questa diatriba “tecnica” è che da domani il Nord Stream l funzionerà ad un quinto della sua capacità, portando la Germania sempre più vicina al blocco del gas. La Bor­sa di Francoforte ieri ha chiuso in territorio negativo (-0,33%), unica piazza euro­pea in rosso. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha replicato alle accuse del gover­no tedesco dicendo che «Gaz­prom ha sempre tenuto fede agli impegni» e che il calo delle forniture «è colpa delle sanzio­ni occidentali». L’Italia inizia a tremare per la possibilità di dover adempiere al “Patto di solidarietà” sottoscritto dal governo Draghi, che costringerebbe il Belpaese a cedere parte delle proprie riserve alla Germania.

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