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“Speranza venga in tribunale”. L’Aula salva il ministro, i parenti delle vittime no

Il discorso con cui il ministro della Salute, Roberto Speranza, si è difeso dalla mozione di sfiducia in Senato ha mandato su tutte le furie i familiari delle vittime del Covid, soprattutto quelli della bergamsca che hanno deciso di far sentire le loro voci. Parole irricevibili da parte del ministro: “Ho fatto il possibile per difendere la salute degli italiani”, ha detto in un passaggio, assolvendosi dunque da ogni nefandezza e da ogni errore fatto. Si è però destreggiato molto nel dribblare quasi tutte le questioni spinose sollevate nei suoi confronti in questi giorni da media, politici e contestatori. Per questo nel suo attacco in Aula il leader di ItalExit, Gianluigi Paragone, lo ha definito un mago: “Lei fa sparire quello che le è scomodo. Dopo Silvan abbiamo il mago Speranza”. (Continua a leggere dopo la foto)

E ora le voci iniziano a farsi sentire anche fuori dall’Aula. I familiari delle vittime del Covid di Bergamo, che da oltre un anno si battono per ottenere verità su quanto successo, affermano a Il Giornale: “Sconcerta il fatto che il ministro rivendichi i meriti della sua gestione”, dice Consuelo Locati, Legale Rappresentante Azione Civile Familiari Vittime Covid. E non si tratta di una contrapposizione ideologica. “Speranza – continua l’avvocato – ci deve spiegare allora come mai non ha chiuso la Valseriana, quando il Cts e lo stesso Merler glielo consigliavano caldamente proprio sulla base dei dati epidemiologici e nonostante lui stesso avesse dichiarato alla Camera il 30 di gennaio che il coronavirus nei Paesi asiatici veniva ‘trattato come la peste'”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Oppure dovrebbe spiegare perché a Bergamo furono inviati i militari e poi subito ritirati. O perché il 4 febbraio 2020, a pochi giorni dallo scoppio dell’epidemia, dal suo ministero venivano mandate autovalutazioni sulla preparazione pandemica dell’Italia, nelle quali il personale, da lui nominato e di cui è responsabile per normativa vigente, si attribuiva voti più che eccellenti”. (Continua a leggere dopo la foto)

Tutte domande che da mesi ormai Locati, Robert Lingard e tanti altri stanno ponendo giorno dopo giorno. E visto che “le risposte non sono mai arrivate”, ora i toni si fanno più duri. “Speranza deve sapere che anche politicamente dovrà rispondere in ordine alle migliaia di vittime – conclude Locati – E lo dovrà fare in tribunale”. Perché “in un Paese normale” uno così “non sarebbe più ministro da tempo”. E soprattutto “non sarebbe necessario chiederne le dimissioni”.

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