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Esercito europeo, ministero della censura e emergenza sanitaria: l’eurodittatura è servita

La domanda ora da porsi è: possono degli editori controllare la veridicità delle notizie di altri editori? La risposta è ovviamente no, in uno stato di diritto. Ma qui ormai siamo allo schifo. E dopo l’esercito europeo e la perenne emergenza sanitaria ecco che arriva il ministero della censura. E così gli ultimi passi verso l’eurodittatura sono compiuti. “Uniti contro le fake news”, dicono entusiasti. Nasce infatti un consorzio guidato dall’Università Luiss e composto da Rai, Tim, gruppo Gedi (ovviamente), Università di Tor Vergata, T6 Ecosystems, Newsguard e Pagella Politica per “la lotta alla disinformazione”. (Continua a leggere dopo la foto)

Per questo fine sono stati stanziati 1,4 milioni per l’Italia e, in totale, 11 milioni per gli otto hub europei. Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia, ha spiegato, durante la presentazione dell’iniziativa ieri alla Luiss, che “la disinformazione accresce le divisioni nelle nostre società e mina le basi del normale dibattito democratico”. Ecco, secondo lui, quindi, la censura è il modo buono per salvare il dibattito democratico. Certo, che bella visione! Gianni Riotta, direttore del master in giornalismo della Luiss, gli fa il coro e evidenzia l’importanza dell’insegnare a “distinguere il vero dal falso”. E chi lo fa? Loro. (Continua a leggere dopo la foto)

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Alla presentazione di questo trionfo non poteva mancare di certo Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, che ha parlato di una “ondata di disinformazione cui abbiamo assistito negli ultimi anni, in Europa e nel mondo che rischia di indebolire il diritto a una corretta informazione”. Poi è stato il turno della Rai (quella che impedisce a chi non la pensa come il governo di entrare nei suoi talk e che con Fazio sostiene che i no-vax non debbano avere diritto di parola), con l’amministratore delegato Carlo Fuortes che ha sottolineato “il ruolo positivo svolto dalla televisione pubblica durante la pandemia”. (Continua a leggere dopo la foto)

Giuseppe Abbamonte, a capo della direzione Media e data della Commissione europea, ha evidenziato l’importanza dei codici di condotta e le misure volte a “demonetizzare i diffusori di fake news”. Non poteva mancare in questo consorzio della censura il gruppo Gedi-La Repubblica, che qui si propone di “promuovere la formazione sul fact checking”. Orwell aveva già previsto anche tutto questo.

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