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Europa Unita nella corruzione. Regali e favori, le chat che inguaiano la presidente Metsola

Pubblicato il 08/12/2023 11:49 - Aggiornato il 09/12/2023 08:32

Viaggi, cene di lusso, biglietti aerei, favori illeciti. E’ questo il quadro che emerge dalle indagini sui vertici del Parlamento europeo nell’inchiesta Qatargate. Dopo mesi di oblio mediatico, si torna a parlare di corruzione nella Ue. La prima a finire nel mirino era stata la vicepresidente greca Eva Kaili, eurodeputata dei socialdemocratici, insieme al suo assistente Francesco Giorgi. Alla Kaili la polizia belga ha sequestrato 878mila euro in contanti, che come in una spy story l’esponente del S&D aveva nascosto in una valigia – poi affidata al padre – fra pannolini e biberon. Inutilmente. Altri 670mila euro erano stati trovati in casa dell’ex euroeputato italiano Antonio Panzeri, anche lui con i socialdemocratici. Giorgi e Panzeri hanno poi confessato le loro attività di lobbying all’interno della Ue per conto di ufficiali del Qatar. Kaili invece ha negato di essere coinvolta, scaricando la colpa sul suo assistente. (continua dopo la foto)
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Ma un’indagine condotta dalla European Investigative Collaboration contraddice la difesa di Keili. Come riportato dal quotidiano belga Le Soir, la vicepresidente era molto attiva nel guidare l’operato di Giorgi e si coordinava anche con Panzeri. Inoltre, è emersa una serie di messaggi fra Keili e la presidente dell’assemblea Ue, la maltese Roberta Metsola. Che dimostrano come dapprima la vicepresidente avesse ottenuto da Metsola la delega per i rapporti con il Medio Oriente. Quattro mesi dopo, Keili scrive a Metsola: “Presto ti farò sapere per Atene”. La presidente sembra entusiasta: “Fantastico, non vedo l’ora!”. Altri messaggi successivi chiariscono di cosa stanno parlando. “Tu, tuo marito e quattro ragazzi? O di più? I biglietti e una guida ci aspetteranno al Museo dell’Acropoli”. Si parla anche di una cena organizzata in “uno dei nostri migliori ristoranti”. La Metsola risponde “Saremo 6 persone”. “Fatto”, conferma infine Keili.

Chi ha pagato per il viaggio? Questo non è chiaro. Il portavoce di Metsola difende la presidente affermando che “non è anormale che durante le vacanze personali ci siano state discussioni private su visite culturali e su dove mangiare. Nell’estate del 2022 non c’era motivo di sospettare secondi fini dietro la cordialità di una collega proveniente da quel Paese”. Durante il viaggio, Keili incontra per la prima volta il presidente della Fifa Infantino. Undici giorni dopo offre al capo dello staff di Metsola un invito ai mondiali, che lui rifiuta per motivi di opportunità. Keili insiste e scrive a Metsola: “Ti devo mandare un invito per i mondiali, tu con marito e figli potreste essere interessati?”. Interrogata, la vicepresidente sostiene che fu Infantino a darle quegli inviti. Ma il presidente della Fifa nega: “E’ stata invitata alla Coppa del Mondo come centinaia di altri ospiti. Aveva il diritto di portare con sé una persona, non c’erano altri inviti”. (continua dopo la foto)

Sia come sia, il portavoce di Metsola ha spiegato che la presidente non avrebbe accettato i biglietti. A causa delle preoccupazioni sui diritti umani in Qatar. Ed è proprio sul pasticcio del mancato rispetto dei diritti umani che si sviluppa un altro filone di inchiesta. Che riguarda l’esenzione dai visti, che rischiava di saltare a causa delle condanne a morte eseguite in Kuwait. L’ambasciatore del Qatar in Ue scrive a Kaili: “devi fare del tuo meglio per toglierlo” (il veto sull’esenzione dei visti). “Fifa e Qatar sono molto arrabbiati per questo. Conto su di te. Se chiami parla con Sua Eccellenza Roberta Metsola”. Keili obbedisce e scrive alla presidente maltese. Dieci messaggi, di cui nove sono stati cancellati. Nell’unico leggibile, c’è scritto “anche sul resto non sono d’accordo, ma credo che lo digeriranno se otteniamo i visti”. Cosa dicevano gli altri nove messaggi? Il portavoce di Metsola sostiene che la Keili li avrebbe cancellati prima che la Presidente potesse leggerli. Ma quello rimasto farebbe pensare diversamente. Un altro mistero in un’inchiesta che ha scosso i vertici delle istituzioni europee, e che non finirà qui.