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Draghi si veste già da Babbo Natale: doppio regalo (milionario) ai Benetton

Nonostante il 25 dicembre sia ancora lontano, Mario Draghi ha già indossato il celebre cappello rosso e la lunga barba bianca di Babbo Natale. Non per portare preziosi doni agli italiani, si badi bene, bensì per fare l’ennesimo regalo ai Benetton, la famiglia di imprenditori trevigiani che il Movimento Cinque Stelle aveva promesso di cacciare a pedate dai vertici delle nostre autostrade all’indomani del crollo del Ponte Morandi di Genova. E che invece sono ancora al loro posto, se ne andranno soltanto una volta incassati milioni di euro e, nell’attesa, continuano a beneficiare della generosità della nostra classe politica.

Draghi si veste già da Babbo Natale: doppio regalo (milionario) ai Benetton

Il decreto 121 del 10 settembre, dal titolo “Disposizioni urgenti in materia di investimenti e sicurezza nel settore delle infrastrutture autostradali” in questi giorni all’esame delle Camere per la conversione in legge, prevede infatti che per contenere gli effetti della crisi economica e salvaguardare l’occupazione vengano prorogate per due anni le concessioni per i servizi di ristoro, ovvero i famosi Autogrill. A beneficiarne saranno innanzitutto proprio i Benetton, i veri Signori del Casello di questo Paese, che controllano le aree di sosta grazie alla loro finanziaria di famiglia, la società Schematrentaquattro Spa.

Come detto, però, la generosità dei nostri governanti non conosce limiti, quando a beneficiarne non sono le famiglie italiane ma degli imprenditori assetati di guadagno. E così ecco anche un secondo regalo, altrettanto gradito dai diretti interessati: il ministro per le Infrastrutture Enrico Giovannini ha infatti previsto anche la proroga fino al 31 dicembre dell’adeguamento dei Pef, i Piani economico-finanziari, al nuovo regolamento sulla gestione delle tariffe entrato in vigore il 1 gennaio 2020. Rimandata, in sostanza, l’entrata in vigore di un nuovo piano tariffario e di verifiche più serie (anche perché meno era obiettivamente difficile) sugli investimenti fatti per la manutenzione delle strade.

Il tutto mentre, bene ricordarlo, lo Stato è avviato all’acquisto dell’88,06% di Autostrade per l’Italia, ovvero la quota della società in mano ai Benetton. Che, stando ai proclami baldanzosi di Giuseppe Conte e del Movimento Cinque Stelle fatti soltanto un paio d’anni fa, avrebbero dovuto essere cacciati a pedate, con revoca delle concessioni unilaterale. E che invece, con molto calma, usciranno di scena al termine di un’operazione dal costo eclatante per lo Stato: la bellezza di 21,3 miliardi di euro.

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