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Draghi, la multinazionale Usa scriverà il Recovery: ma non era il governo dei migliori?

Il governo dei migliori. Così ce lo hanno spacciato quando Draghi è salito al potere. Così dei migliori che per scrivere il Recovery Plan si sono affidati al gigante americano della consulenza strategica aziendale McKinsey per la stesura del Recovery Plan. Tommaso Ciriaco e Roberto Mania su Repubblica rivelano che il contratto tra la società e il ministero dell’Economia italiano è stato firmato nei giorni scorsi. “È stato il Mef, guidato da Daniele Franco, a contattare McKinsey per accelerare la riscrittura del piano italiano e colmare i ritardi accumulati nei mesi scorsi”. (Continua a leggere dopo la foto)

Dalla consulenza, McKinsey dovrebbe ricevere soltanto una sorta di rimborso spese. Ma in quel mondo lì niente si fa per niente e i ritorni per la multinazionale potrebbero esserci a valle dell’operazione, quando bisognerà mettere a terra tutti i progetti approvati. “Dunque l’esecutivo Draghi riparte con una collaborazione anche con il privato per scrivere il Piano italiano di ripresa e resilienza finanziato con i 209 miliardi del Next Generation Eu. Due le principali ragioni che hanno evidentemente spinto il governo a fare questa scelta: i tempi ormai ristretti — come detto — per rispettare la prima scadenza di fine aprile; e poi la scarsa attitudine della macchina burocratica del ministero dell’Economia ad affrontare con celerità un’operazione di politica economica di tali dimensioni”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Draghi ha quindi fatto capire con questa mossa che i tecnici e le professionalità italiane non sono in grado di fare questo tipo di lavoro. “Gli uomini di McKinsey (dove ha lavorato per un decennio anche il ministro per la Transizione digitale, Vittorio Colao) affiancheranno la struttura del ministero guidata da Carmine Di Nuzzo. Sarà una collaborazione esclusivamente tecnica perché gli indirizzi politici, come è ovvio, saranno decisi in altre sedi”. (Continua a leggere dopo la foto)

Con McKinsey si dovranno valutare i costi e l’impatto (seguendo le regole europee) dei diversi progetti. Conclude Repubblica: “Il ministero ha chiesto al gruppo americano anche di esaminare eventuali progetti già realizzati in altri Paesi. In questa corsa contro il tempo il governo italiano si è messo in una condizione simile a quella di un grande gruppo privato di fronte ad una nuova opportunità di business che non rientra però tra le sue attività principali. Una scelta delicata destinata con molte probabilità a suscitare polemiche”.

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