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“Frode sull’Iva e contribuiti non pagati”, maxi-sequestro a Dhl, il colosso della logistica

Il colosso della logistica, la Dhl Supply Chain Italy spa, è finito nel mirino della procura di Milano e del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza che sta eseguendo un sequestro d’urgenza da circa 20 milioni di euro per una presunta maxi frode sull’Iva. E non solo. Come piega Il Fatto, “secondo l’ipotesi della procura attraverso società di intermediazione e finte cooperative, sarebbero stati creati ‘meri serbatoi di manodopera’, ossia lavoratori della logistica a cui le società intermediarie, tra l’altro, non versavano in gran parte i contributi”. (Continua a leggere dopo la foto)

La società del gruppo Dhl si interfacciava per avere “meri serbatoi di manodopera” con un consorzio a cui facevano capo diverse società di intermediazione di manodopera che assumevano formalmente i lavoratori della logistica. Spiega ancora Il Fatto: “Attraverso un presunto giro di false fatture, emesse dalle società a vantaggio di Dhl, quest’ultima avrebbe abbattuto i propri costi. Allo stesso tempo le altre società non versavano l’Iva dovuta e nemmeno i contributi per i facchini impiegati nelle consegne per conto di Dhl”. (Continua a leggere dopo la foto)

L’indagine, chiamata Mantide, “è nata dagli accertamenti delle Fiamme gialle e degli ispettori del Settore contrasto illeciti dell’Agenzia delle Entrate. Al termine dell’attività investigativa, nel corso della quale sono state eseguite, nelle provincie di Milano, Monza-Brianza, Lodi e Pavia, diverse perquisizioni nei confronti delle persone fisiche e giuridiche coinvolte, è stata scoperta questa ipotizzata frode fiscale”. (Continua a leggere dopo la foto)

Conclude Il Fatto: “In particolare, ricostruendo la ‘filiera della manodopera’, è stato rilevato che i rapporti di lavoro con la società committente venivano ‘schermati’ da un consorzio (“società filtro”) che si avvaleva a sua volta di 23 società cooperative (società “serbatoio”), che si avvicendavano nel tempo trasferendo la manodopera dall’una all’altra, omettendo sistematicamente il versamento dell’Iva e, nella maggior parte dei casi, degli oneri di natura previdenziale”.

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