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Basta pedaggi! Facciamo come gli altri Stati: quanto ci costerebbe il Bollino autostradale

Eliminare i pedaggi autostradali, nazionalizzare le tratte e far spendere meno ai cittadini attraverso l’introduzione di un bollino (o vignetta, come viene chiamata in Europa) per ogni automobilista. Avevamo già raccontato questa proposta, e dimostrato la sua fattibilità numeri alla mano. Oggi vediamo nel dettaglio un altro aspetto, quello relativo al costo effettivo del bollino che eventualmente si dovrà pagare. È uguale per tutti? A quanto ammonterebbe? Quali sarebbero le eccezioni? Di base, il costo medio si aggirerebbe intorno ai 57 euro (più avanti spieghiamo bene perché), ma vediamo nel dettaglio come questo potrebbe variare a seconda dei casi. Ci sono infatti da tenere in considerazione diversi aspetti: in quale Regione si abita (quindi calcolare quanto questa sia coperta dalla rete autostradale), se si è ad esempio camionisti (e quindi l’utilizzo dell’autostrada è intenso e per lavoro), se si è in Italia come turisti, etc…

Partiamo dall’inizio: come ben espresso dalla relazione della Corte dei conti depositata nel dicembre 2019 sul caso autostrade, dei quasi 6,5 miliardi di euro incassati dalle Società concessionarie, sono stati spesi 959 milioni per gli investimenti, 961 milioni per il personale (la gran parte del costo è per la gestione e il pagamento dei pedaggi) e – ahinoi – solo 732 milioni per la manutenzione. Il totale delle uscite, dunque, fa 2 miliardi e 652 milioni di euro. Se tali tratte autostradali fossero gestite dallo Stato (tramite ANAS) con l’eliminazione dei pedaggi (e la conseguente rimozione delle file ai caselli…) si otterrebbe un minor costo di gestione, pari a circa 2 miliardi di euro. Ragioniamo ora sulla possibilità di nazionalizzare i tratti autostradali oggi in concessione con l’ipotesi di far pagare un bollino annuale solo a coloro che utilizzano effettivamente le autostrade, un po’ come avviene già in alcuni Paesi europei. Come? Vediamo nel dettaglio.

L’ipotesi di eliminare l’attuale sistema di esazione per il transito sulla rete stradale italiana al fine di consentire, da un lato, una “liberalizzazione” del transito e, dall’altro, la raccolta di sufficienti fondi da destinare alle attività di gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture italiane, può essere attuata utilizzando il sistema delle “vignette” già presente in numerosi paesi d’Europa. I dati Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) ci dicono che in circolazione nel 2019 ci sono state in Italia circa 39 milioni di autovetture, 5 milioni di autocarri e 100 mila autobus per un totale di 44 milioni di autoveicoli. Questi veicoli sono quelli che potrebbero utilizzare le autostrade. A questi dovremmo aggiungere i veicoli che giungono nel nostro Paese per trasporto merci o turismo che stimiamo in circa 5 milioni l’anno. Se ipotizziamo di distribuire il costo dei 2 miliardi di euro tra i veicoli che giungono nel nostro paese dall’estero (5 milioni), il 64% delle auto (25 milioni) e il 100% degli autocarri (5 milioni), avremmo un costo medio per il Bollino di 2 miliardi e 35 milioni di euro, ossia 57 euro a veicolo. Tutti dunque dovranno pagare questa cifra? No, e vediamo perché.

A tutti è noto, infatti, come nei diversi paesi europei sia previsto il pagamento di titoli di transito (diversi dal pedaggio con sistema chiuso o aperto adottato in Italia) che, con modalità e durata diversa, consenta il transito sulla rete autostradale. Per quanto riguarda il costo di tali “vignette” (che noi chiamiamo bollino) si dovrà operare tenendo conto di una serie di parametri tra i quali: presenza nell’ambito provinciale/regionale di assi autostradali; tipologia di veicolo (moto, auto, furgoni, camion, autotreni, autoarticolati, ecc.); potenza fiscale veicolo; tipologia proprietario (persona fisica o giuridica); omologazione per classi di inquinamento (Euro 0, Euro 1, ….); durata (orario, giornaliero, settimanale, mensile, annuale); fascia oraria o settimanale di utilizzazione (diurna, notturna, ora di punta, festivo, feriale, ecc.); giorni con “bollino nero”; eventuale utilizzabilità su più veicoli (moto, utilitaria, furgone ecc.) posseduti dallo stesso nucleo familiare; effettivo transito su tratte autostradali (relazioni Origine/Destinazione servite); entità dei sovrapprezzi e modalità di recupero dell’evasione. Dunque? Cosa emerge?

Effettuando un’analisi di sensibilità in base al variare del costo in funzione del numero dei veicoli e di tutti gli altri aspetti elencati, giungiamo ad avere un range di possibile costo del Bollino che va da 51 a 85 euro l’anno per autoveicolo. Ed ecco dunque che il costo ipotizzato di 57 euro è una media ragionevole, ma, ripetiamo: se si abita ad esempio in un Regione con un numero ridotto di chilometri coperti da rete autostradale, il costo per quell’autoveicolo sarà certamente inferiore. Inoltre, un’altra variabile è relativa alla gestione dei dipendenti delle concessionarie autostradali una volta che la rete torna in carico allo Stato. I dipendenti in totale sono 12.858, impiegati per gestire tutte le concessioni. Centralizzando le attività, ne servono 4.134 (esistendo la clausola di salvaguardia tutti verrebbero assunti dallo Stato). Dei 961 milioni di costo dei dipendenti – anche se si ipotizza di prenderli tutti – si arriva ad un costo di 18 euro/anno da aggiungere ai 57 di media enunciati in precedenza, per un totale, quindi, di 75 euro/anno.

Ultima considerazione, per sottolineare ancor di più il guadagno reale che avrebbero Stato e cittadini dall’introduzione di questa pratica, avremo una riduzione di 2/3 dei costi per chilometro percorso rispetto a quanto paghiamo ora con il sistema delle concessioni. Non c’è da aspettare un secondo di più. Via le concessioni, introduciamo subito il sistema del bollino e ci guadagniamo tutti. Soprattutto in sicurezza, che poi è la cosa più importante.

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