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“Così le banche speculano sui risparmi dei clienti”: l’allarme dell’esperto, come evitare rischi

Pubblicato il 18/05/2022 10:50

Al momento di presentare la direttiva Mifid, l’Unione Europa ne aveva parlato come di un trionfo, un pilastro giuridico che avrebbe permesso ai cittadini di tutelarsi dalle proposte di prodotti finanziari. In sostanza, la norma prevede l’obbligo da parte della banca di accertare che il cliente abbia capito perfettamente in cosa sta per investire i propri soldi, e soprattutto i rischi ai quali potrebbe andare incontro. Tutto bello, tutto giusto. Almeno sulla carta. Perché nella realtà, purtroppo, le cose non vanno esattamente così, anzi.

Alle pagine di Libero Quotidiano, il segretario generale della Fabi Lando Maria Sileoni ha infatti spiegato: “Purtroppo molto frequentemente i vertici dei gruppi bancari e chi dirige le reti commerciali delle stesse banche creano meccanismi che consentono di dare alla clientela solo informazioni fuorvianti o non precise oppure parziali e ingannevoli, quando in realtà la direttiva impone di fornire sempre informazioni corrette e chiare”.

Nel corso di un’audizione di fronte alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, Sileoni ha sottolineato come esistano banche che costringono, di fatto, i propri dipendenti ad aggirare le norme: “I dipendenti delle banche sono, talvolta, obbligati a suggerire le risposte in modo da assegnare alla clientela patenti finanziarie in linea con i prodotti offerti. Capita, perciò, che prodotti complessi o rischiosi siano venduti a chi ha conoscenze limitate dei rischi”.

Vittime di questi raggiri, spesso, sono persone che non hanno mai fatto investimenti finanziari nella loro vita e che, quindi, non possono contare sull’esperienza come strumento di difesa. Le tecnologie sempre più all’avanguardi contribuiscono, in questo senso, a confondere ancora di più chi di finanza capisce poco o niente: “Le banche si stanno trasformando da filiali e agenzie in negozi finanziari, con imponenti investimenti tecnologici, per trasformarsi poi in una fintech, società finanziarie con poco personale e alto tasso di tecnologica. Questo per noi è inaccettabile”.

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