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Coronavirus, Bruxelles loda l’Italia. Ma se il sistema sanitario fatica è colpa proprio dell’Ue

Ore di grande confusione, quelle che sta vivendo in questo momento l’Italia segnata dalla tempesta coronavirus, con un numero di contagi così alto (siamo già sopra quota 200) da renderla il terzo Paese più colpito al mondo. Un caos di allarmismo e proclami rassicuranti dove, come spesso accade in questi casi, manca il buonsenso. E in mezzo al quale sono arrivate le parole di Bruxelles che ha lodato lo Stivale per la tempestività con cui ha reagito al diffondersi della malattia sul proprio territorio. Parole suonate un filino bizzarre, in realtà.

Coronavirus, Bruxelles loda l'Italia. Ma se il sistema sanitario fatica è colpa proprio dell'Ue

Sì perché se è vero che al momento la situazione è rimasta saldamente sotto controllo, è altrettanto vero che i casi di contagio aumentano a un ritmo molto alto e che se le strutture esistono e sono già operative, altrettanto non si può dire dei posti letti. Tante testate scrivono di un rischio collasso per il sistema in caso la diffusione del coronavirus non rallenti. In pochi, però, si chiedono chi sia il responsabile di questa situazione.

Coronavirus, Bruxelles loda l'Italia. Ma se il sistema sanitario fatica è colpa proprio dell'Ue

Eppure la risposta non è così difficile. Pensare, per esempio, a come l’Italia abbia dovuto operare nel corso del periodo 2010-2018 per andare incontro alle pretese di un’Unione Europea sempre più austera, alla quale i nostri governanti non hanno trovato la forza di ribellarsi. Il mondo della sanità aveva lanciato il suo appello, parlando di 2 miliardi di euro tagliati nelle spese per il personale e di una riduzione nel rapporto infermieri per abitanti che ci aveva portato a una media del 5,6, ben inferiore allo standard europeo dell’8,4.

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Di pari passo a ridursi erano stati i posti letto ogni mille abitanti, passato dai 3,9 del 2007 ai 3,2 del 2017. Il tutto mentre il mercato del lavoro in crisi e i dissesti economici spingevano a una riduzione dei professionisti assunti a tempo indeterminato e a un aumento, di contro, dell’età media dei dottori (che ha superato i cinquant’anni). Bruxelles, insomma, ci loda. Ma se le cose dovessero peggiorare e il sistema ingolfarsi è proprio da quelle parti che dovremmo cercare i responsabili.

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