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La contraffazione del Made in Italy ci fa perdere 32 miliardi l’anno. Ma pensano al “green”

Pubblicato il 03/04/2021 09:31 - Aggiornato il 03/08/2022 14:14

Uno Stato serio prenderebbe il problema molto in considerazione, e lo prenderebbe di petto. Oltre a pensare al New green deal, alla transizione ecologica e a tutte quelle cose di cui si riempiono la bocca ma che hanno poca sostanza, quelli che sono al governo dovrebbero tenere a mente questo dato: 32 miliardi. È il valore della contraffazione del Made in Italy. 32 miliardi che bruciamo perché c’è chi liberamente spaccia dei prodotti di bassa e pessima qualità per Made in Italy. Laura Cavestri su Il Sole 24 Ore dà conto dei dati pubblicati in merito dall’Ocse: “Le rilevazioni Ocse su contraffazione e pirateria – secondo il focus dedicato proprio all’impatto sul Made in Italy – mostrano che il commercio mondiale di prodotti contraffatti che violano i marchi registrati italiani ha superato i 30 miliardi di euro (esattamente siamo a 32 miliardi )”. (Continua a leggere dopo la foto)

Questo valore è pari al 3,6% delle vendite totali del settore manifatturiero italiano tra nazionale e di esportazione. “Solo in termini di importazioni i prodotti contraffatti e piratati che entrano in Italia si aggirerebbero attorno ai 12,4 miliardi di euro. Rispetto al valore delle merci italiane contraffatte e scambiate nel mondo, il 16,7% è costituito dall’abbigliamento, il 15,4% dai prodotti elettronici e ottici, il 13% dall’alimentare. Senza contare che galoppa la farmaceutica. Solo da gennaio 2020 sono stati sequestrati quasi 100mlla farmaci illegali e clandestini. Ma chi acquista sa cosa compra?”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Secondo l’Ocse, 6 prodotti contraffatti su 10 sono andati a consumatori consapevoli di acquistare prodotti fake. Scrive Cavestri: “La quota restante, invece, a chi credeva di acquistare originali e spesso, se il prodotto è ben contraffatto, potrebbe non accorgersi, neppure dopo l’acquisto, che il prodotto non è originale. I prodotti contraffatti e piratati che violano i DPI dei titolari italiani provengono, principalmente da Cina, Hong Kong e Turchia. Anche se l’Italia “vanta” anche una produzione “locale” di falsi”. Ma tutto questo che conseguenze ha per la nostra manifattura, le nostre filiere produttive e i posti di la-voro regolari? (Continua a leggere dopo la foto)

“Il costo pagato ingiustamente dai consumatori italiani nella convinzione di acquistare un prodotto autentico ammontava a quasi 8,3 miliardi di euro. Un danno per grossisti e dettaglianti italiani pari a quasi 8 miliardi di euro. Per le aziende “vittime” di violazione di marchi e brevetti , il danno ammonta, invece, a 24 miliardi di euro, e questo fa perdere 88mila posti di lavoro regolari solo in Italia. Infine, c’è l’erario. Tra minori introiti di Iva, Ires e contributi previdenziali, contraffazione e pirateria – si stima, sempre – si mangino, ogni anno, oltre 10 miliardi di euro che avrebbero potuto aiutare il Sistema sanitario nazionale e i sostegni alle imprese in questi duri tempi di pandemia”. Il governo che fa? Ci prova a salvare il Made in Italy o all’Europa potrebbe dispiacere?

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