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Conte non si accontenta più: ora vuole anche cambiare il nome del M5S

Giuseppe Conte si prepara a ultimare la traghettata del M5S, spazzando via i pochi ricordi rimasti di quello che era un tempo feroce movimento di piazza e trasformandolo definitivamente in docile animale da salotto, asservito a quella casta politica che un tempo prometteva di spazzare via. Una metamorfosi d’altronde già iniziata da tempo, promossa e difesa da Beppe Grillo e Luigi Di Maio su tutti, e che con l’avvento dell’Avvocato del Popolo vivrà il suo ultimo atto, oltrepassando il punto di non ritorno. Con tanto di possibili modifiche anche nel nome del partito.

Conte non si accontenta più: ora vuole anche cambiare il nome del M5S

Conte non ha mai nascosto di voler fare tabula rasa di tutto quello che c’è stato prima di lui. Trasformando il M5S in partito vero e proprio, con tanto di segreteria. Grillo, di fronte a queste pretese, si era arreso quasi senza condizioni, ponendo pochi limiti. Tra questi proprio il nome, che nelle intenzioni del fondatore del Movimento sarebbe dovuto rimanere invariato, al massimo con qualche ritocco come il nuovo slogan “Italia 2050”. Di fronte alla voglia di protagonismo di Conte, però, anche questo paletto sembra destinato a cadere, spazzato via come gli altri.

L’ex premier ha voglia di essere al centro della scena. Della seria “mi avete voluto leader, sarò leader. Ma a tutti gli effetti”. E così, approfittando di un Grillo incappato nel frattempo nell’autogol del video per difendere il figlio e quindi più debole che mai, è tornato alla carica. L’obiettivo è inserire all’interno del simbolo il proprio cognome, magari sfruttando un gioco di parole del tipo “Con Te”. Perché, come rivelato dalla Stampa in queste ore, i fedelissimi di Conte sono convinti che il brand dell’Avvocato del Popolo funzioni meglio e possa attirare più voti. Soprattutto quelli di elettori che, al momento, sembrano lontani dal M5S e che l’ex premier vorrebbe però interecettare.

Ecco, allora, il cammino da seguire: mantenere salda l’alleanza col Pd, d’altronde mai in discussione, e strizzare l’occhio ai moderati, limitandosi a un profilo apparentemente “radicale” su tematiche come la giustizia. Senza perdere la vena ecologica. E puntando a coinvolgere almeno in parte Alessandro Di Battista per non perdere del tutto l’ala più oltranzista dei grillini. Difficile, però, con queste premesse, che l’ex deputato possa riavvicinarsi a un Movimento pronto a calarsi nei panni, definitivi, di fedele compagno di viaggio della casta.

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