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Ecco come Conte risolve la “crisi”: una poltrona a ogni big. E vissero felici e contenti

Come si risolve questa “crisi di governo” che si è aperta ufficialmente ieri con il ritiro della delegazione di Italia Viva? La conferenza stampa di Renzi ha fatto credere a molti che si sia arrivati a uno strappo insanabile con Conte. Invece è solo una questione di poltrone. Renzi vuole restare al governo, e non lascia, ma raddoppia. Nel day after sono in tanti a scommettere che con ogni probabilità si arriverà a un esecutivo nuovo di zecca e non ci sarà solo un semplice rimpasto. E ora non tutti sono convinti che tocchi di nuovo a Giuseppe Conte guidare il governo. Come spiega Il Messaggero, “la strada del Conte-ter, scontata sino a qualche giorno fa, prevede piccoli ma sostanziali aggiustamenti che salvano i ministeri più pesanti”. Cambiare per non cambiare.

La soluzione? Sare una poltrona a ogni big dei partiti di maggioranza e pace fatta. Con un nuovo governo “si dà per scontato l’ingresso di Andrea Orlando nel ruolo di vicepremier unico, un passo indietro della ministra Luciana Lamorgese (a cui andrà la delega ai Servizi Segreti) con il ministero dell’Interno ad Ettore Rosato. L’altro ingresso per Italia Viva al ministero delle Infrastrutture, magari con lo scorporo della delega ai Trasporti, per Maria Elena Boschi. Secondo i primi rumors, resterebbero inoltre al loro posto Nunzia Catalfo e, seppur con la delega tagliata, anche Paola De Micheli”.

Se Conte non dovesse riuscire a ricompattare la maggioranza, le dimissioni, o prima o dopo un passaggio in Parlamento, appaiono scontate. E ora nel Pd c’è chi punta sul principio dell’alternanza per chiedere palazzo Chigi “dopo due anni di premier 5S”. Qualora i grillini dovessero avallare la tesi per palazzo Chigi, “si fa il nome di Dario Franceschini. Se invece i 5S, come più probabile, non accetteranno di perdere palazzo Chigi potrebbero spuntare nomi più istituzionali”. Qualora si dovesse arrivare a tale ipotesi, che pare come ultima ratio necessaria per evitare di andare subito al voto (non sia mai che decidano gli italiani eh!), sarebbe necessario “favorire” l’ingresso se non dei leader di partito, almeno dei big di ogni partito.

“Si fanno quindi avanti non solo Andrea Orlando, ma per il Pd anche Graziano Delrio, Andrea Marcucci e la riconferma degli uscenti Franceschini, Guerini, Gualtieri e Amendola. In uscita potrebbe essere il ministro per il Sud Provenzano e la De Micheli. Così come per il M5S, oltre alla riconferma degli attuali Di Maio, Bonafede, Spadafora, Azzolina, Fraccaro e Patuanelli, anche l’ingresso di Vito Crimi, Paola Taverna o Stefano Buffagni al posto, probabilmente, di Fabiana Dadone e Paola Pisano”.

Infine, per la dissidente Italia Viva, oltre alla riconferma delle uscenti Bellanova e Bonetti, anche l’arrivo di Rosato e Boschi. Invariata, in tutte e due le ipotesi, la riconferma del ministro della Salute Roberto Speranza. “A scaldare i muscoli sono in molti, specie nel M5S, ma lo sblocco della crisi di governo non si vede ancora all’orizzonte e le grandi manovre continueranno, dentro e fuori dei partiti”.

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