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Con l’ultimo dikatat. Draghi ormai è diventato Governatore d’Italia

Di Gianluigi Paragone.

Storie diverse ma che segnano il tempo che stiamo vivendo, il tempo del Draghistan. È il tempo della sospensione dell’ascolto perché i tecnici, i professori, gli illuminati hanno sempre quella ragione «perché sì». Draghi ha ragione senza che vi sia la possibilità della controprova. «Altrimenti se ne va e poi chi ha la statura internazionale per affrontare la crisi?», dicono i suoi aedi nel massimo della riflessione critica possibile.

C’è sempre la paura che la divinità cada e si rompa. Allora meglio che si rompa il Paese, che si sfibri la dialettica, che si neghi il confronto. O che si respinga il buonsenso. Conte aveva creato le condizioni del Draghistan nella pandemia, e furono lockdown, dpcm discutibili, comitati di esperti, il super commissario a ogni cosa Arcuri, il tutto come fosse una impalcatura a sostegno della confusione. Fu in quel momento che passammo il limite ultimo del perimetro democratico, oltre il quale l’ex governatore della banca centrale la fa da padrone assoluto indossando i gradi del Governatore d’Italia, campione di voti di fiducia nonostante una maggioranza extralarge. Lui e il suo governo, il cui ministro dell’Interno tollera che i suoi agenti di polizia blocchino due parlamentari opponendo un cordone invalicabile, senza nemmeno una telefonata di chiarimento. E se si può fare ai parlamentari figurati il potere cosa fa ai lavoratori e a chi protesta. La compressione della discussione ha sempre un chiodo che la regge. In queste ore il piglio decisionista ha messo al centro l’interventismo strampalato in Ucraina con gradazioni sempre maggiori, e poche ore dopo il decreto concorrenza. Il primo poggia sul senso drammatico della guerra; il secondo sulla esigenza di chiudere in fretta per avere i soldi del Pnrr. L’interventismo a difesa dell’Ucraina odora di vassallaggio verso Biden, il quale sta programmando la crescita del Pil sul business delle emergenze (prima i vaccini, ora armi e strumentazioni varie), ma inciampa nell’accettazione del pagamento del gas in rubli da parte degli operatori del settore: perché Draghi non lo ha detto subito che sarebbe finita così? La cosa era fuori discussione fin dall’annuncio di Putin.

E veniamo al muso duro sul decreto Svendita, protocollato come dl Concorrenza. Con una stagione estiva e balneare alle porte, si porta un settore strategico del turismo italiano a vivere uno stress dannoso. Domando, che senso ha parlare di aste in nome della concorrenza? «Perché altrimenti non arrivano i soldi del Pnrr», dicono. Premesso che non è vero, ma a voler seguire il diktat di Palazzo Chigi mettiamo sulla strada famiglie di piccoli imprenditori che per decenni hanno costruito un’attività difficile per avere i soldi dell’Europa, i soldi della ripartenza? Togliamo ai piccoli imprenditori italiani della balneazione per consegnare le nostre spiagge a multinazionali e fondi? Evidentemente Draghi ha fretta di fare questo. Perché è qui per completare ciò che iniziò sul Britannia: privatizzare, liberalizzare. Già, nell’Italia che dà soldi a Benetton dopo la tragedia del ponte Morandi, in nome della concorrenza dobbiamo chiudere Bagni Mariuccia, Bagni Italia e via elencando. I balneari hanno la colpa di essere un pezzo di economia reale, si sono impegnati con le banche per sfidare il mare d’inverno. La loro lotta sarà la mia lotta perché questo tradimento è vigliacco e insensato.

Per chiudere un breve cenno alle sospensioni e alle radiazioni che gli ordini dei medici stanno applicando: se il governo non ammette discussioni e critiche, lo stesso accade nei governi delle professioni. E così ci ritroviamo con bravi medici (qualcuno persino vaccinato) a processo per non aver ubbidito al protocollo di Speranza, noto accademico. Oppure con medici sani che si sono opposti al sacramento vaccinale. Tutti fuori, tanto il personale sanitario scoppia di salute.

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