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“Con i crediti degli istituti volati in Olanda si potevano risarcire i truffati dalle banche”

Per capire esattamente cosa sia successo in questi anni agli italiani truffati dalle banche, e ancora tristemente in attesa di vedere un solo euro, basta leggere il racconto fatto da Francesco Sanvitto, a capo dell’azienda R&P srl che si occupa di gestione di uffici arredati e fornitura di servizi. Alle pagine de La Verità l’imprenditore ha spiegato di essersi rivolto alla Popolare dell’Etruria in un momento in cui aveva deciso di ristrutturare la sede della sua società, sette soci e cinque dipendenti. Un edificio nel quartiere Marconi di Roma che andava risistemato: da qui la necessità di rivolgersi alla banca, che gli aveva rilasciato nei due anni successivi due mutui per un totale di 2,7 milioni di euro.

"Con i crediti degli istituti volati in Olanda si potevano risarcire i truffati dalle banche"

La società aveva regolarmente pagato, a quel punto, il mutuo sino ad arrivare alla riduzione del capitale prestato alla metà del valore iniziale di 1,5 milioni di euro. A causa delle perdite causate da un cliente, la R&P si era trovata in difficoltà a pagare il muto, chiedendo che per pagare la rata fossero utilizzati i 70 mila euro rimasti dai titoli derivati, sentendosi però rispondere “No”, se non a condizione della restituzione dell’intero capitale residuo. Nel frattempo, l’azienda era però riuscita a riprendersi dalla crisi dovuta alle perdite, chiedendo così a Etruria di ristrutturare il mutuo allungando i tempi, per quanto di poco. Ancora una volta, risposta negativa. Nel frattempo, però, ad Arezzo scoppiava il caos e si arrivava a un passo dal crac, con smembramento della banca e istituzione di una good bank nella quale finiscono gli Utp, i crediti di difficile riscossione. Compresi quelli dell’azienda romana, che pure si era nel frattempo rialzata.

"Con i crediti degli istituti volati in Olanda si potevano risarcire i truffati dalle banche"

R&P si era rivolta a quel punto al nuovo interlocutore chiedendo ancora la ristrutturazione del muto, venendo così a sapere che il debito era stato venduto a Rienza Spv, veicolo societario istituito ad hoc e chiamato a emettere obbligazioni che collocava presso gli investitori utilizzando il ricavato derivante dal collocamento per acquistare i mutui stessi. Salvo poi ricevere una lettera dal Credito Fondiario che reclamava il pagamento delle rate arretrate. Sanvitto si era a quel punto mobilitato per capire che fine avesse fatto il suo debito. Scoprendo che la Rienza era una fondazione anonima di diritto olandese con zero dipendenti in organico e della quale sarebbe stato impossibile conoscere i soci.

"Con i crediti degli istituti volati in Olanda si potevano risarcire i truffati dalle banche"

“In pratica lo Stato – è la sintesi di Sanvitto – ha pagato i debiti per il fallimento della banca, una banca privata ha ricevuto la parte patrimonialmente e commercialmente in attivo del fallimento e i crediti garantiti ed esigibili verranno incassati in Olanda da una fondazione di cui non si conosceranno mai i proprietari e non pagheranno tasse allo Stato italiano”. Da qui l’interrogativo: “È giusto che dobbiamo pagare loro e non restituire i soldi direttamente ai risparmiatori truffati di Etruria?”. Una domanda che non può che far aumentare la rabbia di chi è ancora in attesa di giustizia.

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