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Ciro Grillo, la testimonianza fra orrore e sadismo. “Mi st*****a, e intanto…”. Ecco i verbali secretati

Pubblicato il 30/01/2024 16:13 - Aggiornato il 30/01/2024 16:44

Dopo tante chiacchiere e tanti distinguo, finalmente una luce per arrivare alla verità, qualunque sia. Sono stati infatti pubblicati sul Fatto Quotidiano i verbali secretati di “Silvia” (nome di fantasia), la studentessa italo-norvegese che ha accusato il figlio di Beppe Grillo e i suoi amici di averla stuprata. Premettendo che il processo sta per riprendere e che non vi sono colpevoli almeno sino alla condanna, quello che emerge dalle parole di Silvia è un racconto sospeso fra l’orrore di uno stupro e prove di insensibilità che sfociano nel sadismo. Ha sorpreso la scelta del quotidiano diretto da Marco Travaglio di pubblicare queste carte. Contravvenendo in parte alla linea attendista e centrata sul racconto asciutto dei fatti adottata sinora. (continua dopo la foto)

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La deposizione di “Silvia” fa impressione. La ragazza piange, nel ricordare quella notte. Il primo ad abusare di lei sarebbe stato Francesco Corsiglia, uno dei tre amici di Grillo coimputati nel processo. “Ho sentito qualcuno che entrava nel letto alle mie spalle e poi mi afferrava per i capelli”, racconta la ragazza. “Mentre lui abusava di me, sentivo le voci degli altri che ridevano”. Inutili i tentativi di divincolarsi. “Non mi facevano passare. Mi sentivo indifesa. Ero comunque mezza nuda, mi vergognavo davanti a questi qua. Poi Francesco mi ha presa da dietro”. Una testimonianza drammatica. Che non finisce qui, anzi. Perché i presunti abusi sarebbero continuati nella doccia.”Mi teneva la testa contro il muro… mi urlava “cagna”… mi ha fatto male”, prosegue infatti “Silvia”. (continua dopo la foto)

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In seguito la ragazza sarebbe stata costretta dagli altri ragazzi a ingerire una bevanda dal sapore strano. Mentre era stordita, Grillo e Capitta l’avrebbero portata in una camera. “Mi toccavano e mi sfilavano i vestiti. Sentivo che dicevano prendila, prendila e anche Adesso tocca a me. Mi davano schiaffi al fondo schiena e botte. Non sentivo più il mio corpo. Ho visto nero e sono svenuta”. In risposta a una domanda del Pm, “Silvia” ha anche puntualizzato di essere stordita per ciò che le avevano fatto bere, “però sapevo quello che stavano facendo. E sapevo di essere in pericolo”. Al di là di come andrà a finire questa tragica vicenda, si resta increduli. Non solo di fronte alla testimonianza, ma anche per le domande intime, prive di qualsiasi sensibilità, rivolte dalla difesa alla ragazza durante il controesame. (continua dopo la foto)

“Cosa le ha impedito di uscire dal letto? Aveva le gambe aperte o chiuse? Ha sollevato il bacino quando le sono state tolte le mutande? Come respirava (durante il rapporto orale, ndr)? Perché non era lubrificata?”. La ragazza risponde fra le lacrime, ribadendo di essere “terrorizzata”. E noi, leggendo questi verbali, senza emettere sentenze che non ci spettano ci chiediamo se sia accettabile che una donna che denuncia uno stupro debba essere trattata in questo modo da uno o più avvocati. Perché queste domande somigliano tanto a una ulteriore violenza. E se i giudici decideranno che la ragazza ha detto il vero, non è giusto né accettabile che debba essere umiliata e aggredita in questo modo in quello che dovrebbe essere il tempio della legge.

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