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“Ci sono 16 validi motivi per non vaccinare i bambini”: il dossier del team di esperti

Di buoni motivi per non vaccinare i bambini non ce ne sarebbero soltanto due o tre, ma almeno sedici. A dirlo è la Commissione medico scientifica indipendente (Cms) composta dal pediatra Eugenio Serravalle, dall’ematologo Paolo Bellavite, dal farmacologo Marco Cosentino, dall’endocrinologo Vanni Frajese, dall’oncologa Patrizia Gentilini e da Alberto Donzelli, specializzato in igiene e medicina preventiva. Il team ha chiesto un confronto “urgente” con il Comitato tecnico scientifico (Cts) che assiste il governo nelle sue decisioni, sottolineando come quest’ultimo starebbe promuovendo “un vaccino universale e discriminatorio”.

La Commissione sta cercando di dimostrare, in particolare, come non ci sarebbe alcuna urgenza nel procedere con la somministrazione ai bambini. Elencando ben 16 motivazioni valide a sostegno di questa tesi. Un elenco riportato da Patrizia Floder Rotter sulle pagine de La Verità e che vede al primo punto una tesi non nuova, in realtà: “I ragazzini più piccoli, se si contagiano, sono asintomatici o lievemente sintomatici”. A seguire, il Cms sottolinea la mortalità estremamente bassa in quella fascia d’età (tra gli 0 e i 19 anni l’Iss ha registrato finora soltanto 35 decessi dall’inizio della pandemia) e, terzo punto, una ridottissima probabilità di ricovero.

Al quarto punto, il Cms contesta il legame tra Covid e infiammazione multisistemica pediatrica, azzardato da alcuni esperti: si tratterebbe di eventi “rari” e difficili da associare con certezza a un eventuale contatto con il virus. E ancora: visto che la protezione si perde nel giro di pochi mesi, come ammesso dalle case farmaceutiche, vaccinare i bambini non porterebbe alla tanto invocata immunità di gregge. I più piccoli, inoltre, “non sono causa di trasmissione in famiglia” e “non favoriscono in maniera particolare varianti e circolazione virale”. Al punto otto, poi, una presa di posizione netta da parte degli scienziati: “Non è etico vaccinare i bambini per proteggere indirettamente gli altri”.

A completare la lista, il numero insufficiente di dati disponibili dai trial, il timore che i rischi possano superare i benefici (visto che si ignorano le conseguenze di lungo termine), il pericolo che proteggere oggi i bambini possa esporli alla malatti da adulti, quando invece (punto 12) “con le opportune cautele l’immunità naturale andrebbe favorita proprio in queste fasce d’età”. A chiudere l’elenco, delle considerazioni: “Prima dei bambini è ragionevole vaccinare gli anziani e le persone fragili”, “i conflitti di interessi rendono tanti studi poco affidabili”, “le società professionali finanziate dalle case farmaceutiche non esprimono linee guida indipendenti” e, infine, “non sono disponibili ancora cure per i bambini che potrebbero essere danneggiati dai vaccini”.

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