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Cdp, Ferrovie, cabina di regia: Draghi ha già il controllo totale sui fondi europei

In mezzo a tanti passaggi ancora da definire, una cosa è certa, anzi certissima: Mario Draghi avrà il controllo totale sui fondi del Recovery Plan, che l’Europa ci lascerà quindi gestire a patto che sia uno dei suoi totem per eccellenza a stabilirne l’impiego. L’influenza di Bruxelles sulle nostre casse sarà così totale, seguendo uno schema già delineato: il premier ha infatti incastrato l’ultimo pezzo del puzzle con la nomina di Dario Scannapieco ai vertici di Cassa Depositi e Prestiti al posto di Fabrizio Palermo. Ora, la macchina è pronta per entrare in funzione.

Cdp, Ferrovie, cabina di regia: Draghi ha già il controllo totale sui fondi europei

Riassumendo, Mario Draghi sarà a capo della cabina di regia che si occuperà della gestione dei fondi. L’unico ministero “fisso” al tavolo sarà quello dell’Economia, dove c’è l’ex collega della Banca d’Italia Daniele Franco. Vicini a Draghi sono anche il titolare della Transizione Ecologica Roberto Cingolani e quello dell’Innovazione Vittorio Colao, piazzati guarda caso a capo di due dicasteri che saranno chiamati a gestire una parte molto corposa delle risorse in arrivo. Tutti tecnici scelti da Draghi, nessun politico. Con i partiti che fin qui hanno accettato in silenzio, impotenti.

Un vero e proprio “metodo Draghi” che vede ormai il premier al centro di una fitta trama da lui stesso tessuta in maniera lenta ma inesorabile, fin dal suo approdo a Palazzo Chigi. Quanto accaduto in Cassa Depositi e Prestiti ricalca, per esempio, il copione già visto su Ferrovie dello Stato, dove l’ex amministratore delegato di Terna Luigi Ferraris a lasciato il posto a Gianfranco Battisti, altra personalità vicina a Palazzo Chigi. E guarda caso, come ricordato in queste ore dal Fatto Quotidiano, proprio Ferrovie dovrà gestire circa 25 miliardi di euro dei fondi europei, una fetta niente male.

Spese indirizzate in maniera ferrea da Draghi, e quindi pilotate da Bruxelles. Questo, in sostanza, il futuro che ci aspetta. A proposito. Matteo Renzi, uno solitamente considerato politico di polso da certa stampa, aveva tuonato in tempi non sospetti: “Serve un governo che funzioni, non 300 collaboratori”. La cabina di regia sarà formata da una squadra da 350 tecnici e funzionari. Eppure Italia viva tace.

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