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Bonafede libera i detenuti ma si scorda di tutelare gli agenti. Bufera sul nuovo “Svuota carceri”

Dopo mesi passati nell’ombra più assoluta con la speranza che nessuno si accorgesse più di lui (a causa di una serie di gaffe e norme sbagliate) il ministro della Giustiza Bonafede è tornato ad agire e, come naturale che fosse, ecco rimpiombargli addosso un mare di critiche. Che ha combinato stavolta? Come riporta Il Giornale, “i detenuti con una pena residua massima di 18 mesi potranno godere del nuovo ‘svuota carceri’ temporaneo”. Il provvedimento, pensato dal governo per fronteggiare la diffusione del coronavirus anche nelle strutture penitenziarie, fa però infuriare gli addetti ai lavori, perché così i detenuti appaiono più tutelati contro il Covid-19 di chi nelle carceri è presente perché ci lavora.

E proprio perché questi ultimi non sembrano profilarsi provvedimenti ad hoc all’orizzonte, Donato Capece, segretario generale del sindacato Sappe, ritiene che sia “un grave e colpevole errore strumentalizzare la pandemia per creare l’ennesimo svuotacarceri senza introdurre vere riforme strutturali per l’esecuzione della pena”. Il sindacalista afferma a La Verità che se il governo avesse ascoltato “i nostri campanelli di allarme suonati a inizio pandemia, probabilmente avremmo potuto fronteggiare l’emergenza con i quantitativi necessari di dispositivi di protezione, ovvero caschi, visiere, guanti e mascherine”.

L’attacco al ministro sottintende che mentre i detenuti appaiono tutelati contro il coronavirus anche attraverso lo “svuota carceri” gli operatori sono costretti a lavorare in condizioni difficili nonostante le richieste avanzate. Su questo tema Capece ricorda che fu chiesto al ministro Alfonso Bonafede di non ritardare gli accertamenti sul personale della polizia penitenziaria con test ematici e tamponi rapidi ed evidenzia che “in alcune Regioni non sono ancora stati fatti”.

Lo “svuota carceri” è contenuto nel decreto legge Ristori ed è appena stato modificato dalle commissioni Bilancio e Finanze che hanno recepito tre emendamenti giallorossi, tra cui figura proprio quello che rinvia dal 30 dicembre 2020 al 31 gennaio 2021 la scadenza del provvedimento. Stando ad alcune stime fornite dal ministero della Giustizia, ad essere interessati sono circa 3.000 detenuti a fine pena e altri 2.000 che hanno già ottenuto misure di semilibertà. I primi andranno agli arresti domiciliari mentre gli altri verranno controllati con il braccialetto elettronico.

Unica nota lieta: in commissione è passato l’emendamento che stanzia 3,6 milioni di euro per pagare gli straordinari agli agenti della polizia penitenziaria per il periodo che va dal 16 ottobre al 31 dicembre. Ma Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa, ha affermato che lo stesso governo nega agli appartenenti alla polizia penitenziaria il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro per chi contrae il Covid durante il servizio. Bonafede raccoglierà queste critiche?

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