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“Basta tamponi” a dirlo ora sono gli scienziati. Ecco come hanno falsato i dati

Pubblicato il 05/07/2022 21:08

Nonostante la narrazione mainstream sia tornata a battere sull’argomento, finalmente qualcuno sembrerebbe cominciare a rendersi conto del problema. La soluzione, secondo gli esperti, è tanto semplice quanto inaspettata: basta tamponi a tappeto. Ebbene, come riportato da La Verità, tale suggerimento non arriva da qualche pericoloso terrapiattista, ma dai medici più blasonati. Gli stessi che, nei mesi passati, hanno spesso approvato i provvedimenti restrittivi, ma che ora devono fare i conti con l’amara realtà.
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Basta tamponi, l’appello arriva dai medici

Una vera ossessione quella che abbiamo per il rischio zero e per la sorveglianza, che ancora oggi provoca grossi danni, seppur in assenza di Green Pass. La mala gestione del Covid degli ultimi due anni ha provocato profonde ferite in un sistema già precario. Da giorni sono tornati a tambur battente gli appelli riguardanti l’aumento dei contagi, seppur la crescita dei casi di positività, in sé, non rappresenta affatto un dramma. Se analizziamo più approfonditamente la situazione, infatti, gli unici veri danni che ci tocca affrontare sono quelli causati dalle cosiddette misure di protezione, le quali invece di proteggerci continuano a renderci la vita impossibile.
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Le parole di Massimo Crapis

Uno di loro è l’infettivologo Massimo Crapis, esperto che si trova a capo di una delle principali strutture ospedaliere del Friuli Venezia Giulia. Assieme ad alcuni colleghi ha proposto alla Regione guidata da Massimiliano Fedriga di dismettere i test di massa. «Dobbiamo arrivare a non fare più i tamponi a chi non presenta sintomi seri della malattia», ha detto al Gazzettino. «Facciamo l’esempio di un ospedale. Oggi scopriamo positivi perché facciamo sempre il tampone a tutti. Ma nel nostro caso abbiamo persone che al massimo hanno la necessità di rimanere a casa uno o due giorni. I sintomi sono generalmente molto blandi. E se non facessimo il tampone a tutti avremo trovato sicuramente meno positivi». Dunque, bisogna assolutamente limitarsi a sorvegliare gli anziani e chi soffre di altre patologie: «Dobbiamo dedicarci a loro. Sono loro che il tampone dovrebbero farlo e che la mascherina dovrebbero tenerla. Il tutto contando su monoclonali e antivirali, che ora abbiamo», afferma Crapis.
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La giravolta di Matteo Bassetti

Ma l’esperto non è il solo a pensarla così. Queste idee, infatti, sono condivise pure da Fabio Barbone, capo della task force regionale del Friuli Venezia Giulia. Nonostante le sue posizioni discutibili in tempo di pandemia, un altro che la pensa così è proprio Matteo Bassetti: «I tamponi bisogna smettere di farli agli asintomatici ma anche ai paucisintomatici», ha detto il professore al La Verità. «In questo quadro i tamponi di controllo diventano una cosa senza senso». Ma Bassetti non si limita al discorso tamponi, introducendo anche un altro tema chiave che attanaglia il Paese: la situazione delle strutture sanitarie. «Dobbiamo lavorare soprattutto sui numeri ospedalieri», dice. «Oggi su dieci pazienti che entrano, nove non arrivano per il Covid, ma per tutt’altro. Però hanno tampone positivo». Come è facile immaginare, questo modo di contare i positivi produce artificialmente un allarme ingiustificato. «Stiamo fornendo numeri, anche all’estero, che non riflettono minimamente la realtà dell’Italia», sottolinea Bassetti . «Oggi non c’è emergenza».
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Problemi logistici

Massimo Puoti, primario di Malattie infettive dell’ospedale Niguarda, parlando ieri con Repubblica ha chiarito un aspetto realmente emergenziale legato alla faccenda, sottolineando come sia proprio l’insistenza sui tamponi a crearlo. «Più che l’ondata, ci spaventa la logistica ospedaliera», dice il primario. «Non abbiamo mai avuto un’ondata durante l’estate e questo al nostro interno crea problemi, perché ci sono le chiusure di reparti collegate al minore afflusso di pazienti, che tra l’altro consentono le ferie del personale che sono necessarie in ragione del superlavoro di questi anni».
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La testimonianza di Massimo Puoti

Dunque, in sostanza, Puoti conferma ciò che dice Bassetti: «L’aumento c’è, ma i pazienti entrano per mille motivi e vengono trovati positivi al Covid, anche se asintomatci o con pochi sintomi. Quindi dobbiamo tenerli isolati, come prevedono le regole. Bisogna riconvertire spazi e letti, riorganizzare tutto. Ormai siamo abituati, ma è faticoso. Cominciamo ad avere anche sanitari che si infettano e devono stare a casa. Questo crea ulteriori complicazioni, perché bisogna incastrare le malattie, con le ferie, con i turni per coprire i reparti pieni di pazienti. È tutto abbastanza difficile dal punto di vista logistico».
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Pochissimi casi gravi

Ma il dato importante è quello relativo ai pazienti, persino quelli molto fragili, che non presentano complicazioni polmonari causate dalle nuove varianti del virus: «Nelle rianimazioni la maggior parte delle persone non ha la polmonite come nella prima e seconda ondata, ma hanno altre problematiche collaterali ed un tampone positivo», dice Puoti. E conclude: «Se non sapessimo che è il Covid e non fossimo passati da questi due anni tragici di pandemia, non saremmo in questa situazione che ha del paradossale, in fondo».
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La colonna portante del Green Pass

In definitiva, gli scienziati dicono che il Covid non sta creando grossi problemi, ma se si fanno tamponi si trovano i positivi, isolandoli, si rischia di produrre danni logistici ben più gravi di quelli sanitari. Persino Andrea Crisanti, il guru del tracciamento, è arrivato ad ammettere che la nuova ondata «sarà come una vaccinazione di massa». Se contiamo poi che il sistema dei tamponi e del tracciamento è una delle più robuste colonne su cui si fonda il meccanismo liberticida del Green Pass, il gioco è fatto. Serve superare sin da subito la psicosi da sorveglianza, visto che fra pochi mesi l’intera macchina discriminatoria al servizio della governo riprenderà a fare il suo lavoro.

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