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“Banche, nel 2023 miliardi ai manager. Mentre ai clienti…” Italia, numeri choc. Mentre la Spagna vara la Tassa sugli Extraprofitti

Pubblicato il 12/02/2024 10:27 - Aggiornato il 12/02/2024 10:28

I dati ci dicono che nel 2023 le prime cinque banche italiane hanno raccolto 21 miliardi di Euro. E il sistema bancario nel suo complesso più di 40 miliardi. Una grande festa per manager e azionisti, già “baciati dalla fortuna” nel 2022. Chi invece non fa festa sono i clienti, visto che nonostante questa enorme mole di profitti i prestiti sono in calo. E piange lo Stato italiano, tagliato fuori da questa pioggia di denaro. Anche per la rinuncia a una reale applicazione della tanto discussa Tassa sugli extraprofitti bancari. Presentata a sorpresa lo scorso luglio, questa misura doveva servire a recuperare una parte dei guadagni bancari a favore della cosa pubblica. Ma poi le proteste da parte del mondo finanziario e di molti opinionisti hanno portato a un risultato diverso. Alle banche è stata lasciata la libertà di scegliere se versare la Tassa al Fisco oppure se usare i soldi corrispondenti per rafforzare il proprio capitale, che equivale a versarli a se stesse. Risultato: con la prima versione dell’imposta lo Stato avrebbe incassato 4 miliardi. Con quella attuale: zero. (continua dopo la foto)

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Dunque, gran parte del denaro incassato dalle banche finirà in dividendi da spartirsi fra manager e azionisti. E il resto nelle operazioni cosiddette di buy back. Cioè il riacquisto delle proprie stesse azioni, che ne alza il valore e fa salire l’utile per azione. Non una scelta casuale: i bonus dei manager sono spesso agganciati a questi parametri. Ma il punto principale è che le banche non hanno fatto niente di particolarmente virtuoso per meritarsi questo aumento vertiginoso dei profitti. Hanno semplicemente beneficiato degli aumenti dei tassi voluti dalla Bce. Poi, emettono meno prestiti ma a interessi più alti. Senza aumentare gli interessi a favore dei clienti sui depositi. Persino la Bce lo ha notato, affermando che le banche “sono incredibilmente lente nel trasferire i benefici ai loro clienti”. Già, anche perché se si vanno a vedere i numeri delle altre voci di bilancio bancario che non dipendono dall’aumento dei tassi, ci sono delle sorprese. Commissioni e attività di trading finanziario, che dipendono dall’operato dai manager, registrano spesso segni negativi. (continua dopo la foto)

Di fronte a tutto questo, impressiona il dato sulla diminuzione dei prestiti erogati al settore privato, alle famiglie e alle piccole imprese. Addirittura 50 miliardi in meno rispetto all’anno precedente. D’altronde è inevitabile che calino i prestiti. L’economia ristagna, il costo degli interessi sui prestiti sale e quindi persone e aziende, se non sono costrette, non li richiedono. E tutto questo porta a un forte rallentamento della circolazione del denaro, che rimane nelle tasche degli istituti bancari. Per questo Meloni e il suo governo avevano pensato a un’imposta che favorisse l’erogazione del credito a famiglie e imprese. Ma non appena è stata presentata la proposta per una tassa sugli extraprofitti, opinionisti e giornali (a volte partecipati da banche e comunque legati al mondo dell’Alta Finanza) hanno bocciato l’idea. Con qualsiasi scusa. Anche Marina Berlusconi, azionista di Banca Mediolanum e del governo attraverso la presenza di Forza Italia, si è detta contraria all’idea. Così Meloni ha dovuto fare marcia indietro. (continua dopo la foto)

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I quattro miliardi di incasso previsti in origine dal governo sarebbero stati fondamentali per lo Stato. Alle prese con continue acribazie per far quadrare i conti e per finanziare progetti importanti per il Welfare. Invece niente. Mentre altrove, in Europa, il problema è stato affrontato in modo completamente differente. In Spagna, per esempio, una tassa molto simile a quella proposta da Meloni è stata prontamente applicata. E c’è la concreta possibilità che diventi un’imposta permanente. Risultato: dalle 5 banche principali lo Stato incasserà circa 1 miliardo di Euro. Senza che questo abbia provocato attacchi dei mercati ai titoli di Madrid, come avevano prospettato i nostri commentatori nel caso l’Italia avesse adottato le stesse misure. Il nostro governo, invece, dovrà accontentarsi dei 121 milioni di Euro che arriveranno dal dividendo del Monte dei Paschi di Siena, di cui detiene il 39%. A fronte degli 8 miliard spesi in questi anni per evitare il fallimento della Banca stessa. Non un grande affare…

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