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Autostrade, altro che revoca: trattativa in stallo mentre il prezzo di Atlantia schizza in alto

Tra i tanti slogan che il M5S ha lasciato cadere nel dimenticatoio, in mezzo a una pila ormai infinita di promesse tradite, c’è una parola tornata d’attualità in questi giorni, in modo più che beffardo: revoca. Quella delle concessioni autostradali, bandiera sventolata dagli esponenti di punta del Movimento il giorno dopo il drammatico crollo del Ponte Morandi a Genova e diventata, ora, termine antipatico, da evitare con estrema attenzione per non aumentare la già lunga lista di figure barbine. Si era detto che i Benetton sarebbero stati messi alla porta senza vedere un euro, ovviamente non è stato così. Anzi, anche il processo per rendere di nuovo pubblica la maggiore concessionaria autostradale del Paese è di colpo arrivato a un punto morto.

Il consorzio guidato da Cassa Depositi e Prestiti (con i fondi stranieri Blackstone e Macquarie) ha infatti presentato in queste settimane l’offerta vincolante per la società controllata da Atlantia, di 9,1 miliardi di euro che diventano 18,6 se si tiene in conto anche il debito. Un’offerta che attribuisce all’asset un valore di 13,6 volte il margine operativo, 5 punti superiore all’operazione con cui Gavio e il fondo Ardian hanno valutato il gestore Astm lanciando un’opa totalitaria.

Secondo il Corriere della Sera, l’offerta non sarà migliorata prima della valutazione che i venditori faranno della concessionaria. Nelle scorse ore c’è stato un incontro tra gli advisor, con le parti impegnate soprattutto sulle garanzie relative ai contenziosi. Edizione, la holding di famiglia Benetton, avrebbe però manifestato tutte le intenzioni di chiudere un accordo che, in ogni caso, vedrà gli imprenditori fare sì un passo indietro, ma con le tasche molto più gonfie.

L’amministratore delegato di Atlantia Bertazzo ha spiegato: “Siamo in fase di negoziato con il consorzio di Cdp con l’obiettivo di migliorare l’offerta economica e anche i termini delle condizioni”. Una trattativa che, in ogni caso, avrà un esito ben diverso da quello promesso agli italiani dal Movimento Cinque Stelle soltanto tre anni fa, sulle macerie del Ponte Morandi.

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