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AstraZeneca, se Sileri sapeva perché non ha fermato gli Open Day? Lo scoop di Report

Una campagna vaccinale gestita come peggio non si sarebbe potuto. Con gli Open Day di AstraZeneca organizzati nonostante la consapevolezza dei tanti dubbi che circondavano il vaccino inglese, considerato pericoloso soprattutto per i più giovani, e poi di colpo sospesi dopo la morte della giovane Camilla Canepa, scomparsa a Sestri Levante a soli 18 anni. Errori evidenti, emersi in un’inchiesta condotta dalla trasmissione Report, in onda su Rai Tre, nella quale è stato affrontato il tema dello scudo fornito dall’Europa all’azienda farmaceutica, messa al riparo da qualsiasi possibile conseguenza per gli effetti indesiderati sui pazienti.

AstraZeneca, se Sileri sapeva perché non ha fermato gli Open Day? Lo scoop di Report

Un’inchiesta condotta magistralmente e che ha visto la giornalista Claudia Di Pasquale confrontarsi con il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri proprio a proposito della scelta di lanciare comunque gli Open Day AstraZeneca dedicati ai ragazzi, in controtendenza con altri Stati europei che avevano preferito adottare invece maggiore cautele. “Rimasi perplesso anche io – è stata la ricostruzione di Sileri – forse non era il vaccino preferenziale per i soggetti più giovani, soprattutto donne. Più di una volta ho sottolineato come avrei evitato di fare la somministrazione se fossi stato una donna al di sotto dei 40 anni. A chi me lo chiedeva ho sempre dato questo parere”.

Peccato, viene da pensare, che Sileri si sia limitato a spiegare questo concetto soltanto alla sua ristretta cerchia di amici, senza invece dire in maniera chiara alle ragazze italiane: “Non fate il vaccino AstraZeneca”. La giornalista di Report ha poi chiesto numi al sottosegretario sul destino dei tanti farmaci anti-Covid prodotti dall’azienda inglese, acquistati dall’Italia a peso d’oro e ora sospesi: “Ho chiesto alla struttura commissariale per chiedere cosa ne faremo e la scadenza – ha spiegato Sileri – ma non è un problema che riguarda solo noi. La soluzione dovrà essere europea”.

Resta in piedi, come confermato dallo stesso Sileri, l’ipotesi che i farmaci in eccesso vengano donati ai Paesi più poveri, sopratutto africani, dove si fa più fatica a vaccinare la popolazione. Un passaggio che solleva altri, agghiaccianti interrogativi: perché inviare in altri Stati vaccini sulla cui sicurezza permangono dubbi? Non è forse un atto sconsiderato e pericoloso, compiuto in nome di una pelosa carità buonista? In attesa di capire cosa ne sarà, alla fine, dei farmaci AstraZeneca, una certezza c’è: quando Sileri invoca “particolare attenzione alla scadenza” non fa che confermare, tra le righe, come il governo abbia buttato via i soldi degli italiani.

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