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“Spiati dall’aspirapolvere!” Ecco come sono finite sui social le foto di una donna sul gabinetto

Pubblicato il 25/12/2022 14:16 - Aggiornato il 25/12/2022 18:10

Un’aspirapolvere ha catturato le immagini di una donna, che si trovava nel bagno della propria abitazione. Confessiamo che, se fosse stato il primo aprile, non ci avremmo creduto per un solo secondo. Eppure, è tutto vero e la notizia piuttosto inquietante ha immediatamente fatto il giro del mondo: si trovano anche in Rete le incredibili immagini di una donna venezuelana accomodata sul sanitario. La notizia ha generato il terrore di un futuro distopico. Diceva Albert Einstein: “Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità”. Quel giorno è arrivato? La vicenda è stata svelata dal MIT Technology Review. Cerchiamo di riscostruire l’accaduto. Da alcuni anni sono comparsi sul mercato particolari aspirapolvere programmabili, ovvero partono da soli e seguono un percorso ben preciso, tornando poi alla stazione base. Il Roomba J7 di iRobot, il più grande fornitore mondiale di aspirapolveri robotici – comprato da Amazon per 1,7 miliardi di dollari – funziona attraverso l’Intelligenza artificiale. Esso è capace di fotografare tutto, e poi invia le immagini a Scale Ai, una start up dove lavoratori e ricercatori di tutto il mondo (in questo caso, esseri umani) etichettano i dati, gli audio, e le foto. Dunque, queste immagini, riprese dalla prospettiva del pavimento, sono state catturate al prestigioso MIT (Massachussetts Institute of Technology) di Boston. Nel dettaglio, si tratta di quindici foto. Non solo, dunque, quella della donna venezuelana ritratta nell’intimità, ma anche un bambino sdraiato per terra, un cane, e altri scatti. Potenzialmente, si tratta di una formidabile arma di controllo e di ricatto. Conviene sacrificare la propria privacy per avere un pavimento limpidissimo? Peraltro, questi episodi non sono circoscritti: IRobot, infatti, ha dichiarato di aver condiviso oltre due milioni di immagini soltanto con Scale AI. Esistono, poi, numerose altre piattaforme di annotazione dei dati. (Continua a leggere dopo la foto)

In tutte le foto gli elementi inquadrati dalla videocamera sono accompagnati da una etichetta testuale che li identifica: “televisore”, “armadio”, “pianta” e così via. Nel 2015 iRobot ha lanciato il suo primo dispositivo automatico, il Roomba 980, il primo in grado di mappare una casa, di adattare la sua strategia di pulizia in base alle dimensioni della stanza e identificare gli ostacoli da evitare. Questi robot aspirapolvere “hanno hardware potente, sensori potenti”, spiega al Mit Technology Review Dennis Giese, un dottorando presso la Northeastern University, che studia la cosiddetta “Internet delle cose”. (Continua a leggere dopo la foto)

La casa produttrice ha parlato di “modello sperimentale”, per voce del presidente e Ceo, Colin Angle. Ma, ci chiediamo, annotare ed etichettare dati privati è legale, lecito, morale? Pensiamo di no. Frattanto, come si legge sul Fatto Quotidiano, Elon Musk, controverso e visionario imprenditore, è in procinto di immettere sul mercato “Optimus”, il primo robot umanoide in grado di salutare, portare le scatole, innaffiare le piante e tanto altro.

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